I resti dell'industria rinnegata

In Zona 3 le fabbriche abbandonate testimoni di un glorioso passato produttivo Dalla Innocenti al Cesi, storie di recuperi sbandierati. E finora mai cominciati

È stato il quartier generale del boom economico, un'area produttiva immensa che fino a pochi anni fa ospitava imprese e industrie famose in tutta Italia e marchi conosciuti nel mondo. Oggi invece a Lambrate del glorioso passato industriale non restano che capannoni abbandonati ed edifici fatiscenti spesso preda di occupazioni abusive.

Il caso più eclatante è stato ribattezzato «palazzo di cristallo». Qui per anni è stata prodotta la mitica Lambretta, oggi a guardare l'ex stabilimento della Innocenti non si vedono che strutture arrugginite e vetri in frantumi. Così qualcosa come ventimila metri quadrati di architettura industriale sono ridotti a una discarica a cielo aperto mentre negli anni si sono susseguiti masterplan per un recupero che non è mai cominciato.

Poco distante c'è un'altra ex fabbrica. Si tratta dell'area ex Cesi. Da quando la produzione è terminata, dietro ai cancelli si è sviluppato soltanto il degrado che contribuisce a rendere via Rubattino una sorta di terra di nessuno. Con decine di capannoni e strutture fatiscenti che fanno capolino fra verde e nuovi quartieri residenziali.

L'abbandono prosegue - ed è ben visibile - anche in via Arrighi e via Sbodio, dove persino un'antica cascina è stata occupata e oggi viene usata dai nomadi come discarica. Senza dimenticare l'ex stabilimento Tre Marie di via Bistolfi e gli ex uffici comunali per la segnaletica di via Cima, all'Ortica. Il degrado regna anche in via Caduti di Marcinelle, dove un'intera area è completamente abbandonata e in via Valvassori Peroni 10 dove ancora una volta sono gli uffici comunali dismessi e lasciati al degrado a non essere stati valorizzati.

Ma non è solo la periferia a essere stata dimenticata. Anche nella centralissima Città Studi, precisamente in piazza Carlo Erba, i cittadini devono fare i conti con un ecomostro rimasto da tempo inutilizzato. Sulla carta dovrebbe essere un complesso residenziale progettato da archistar. Sul sito vengono indicati prezzi fino a 10mila euro al metro quadrato per gli appartamenti, peccato che di abitazioni ne siano state vendute molto poche e così i lavori sono fermi da sette mesi, mentre lo scheletro dell'edificio è diventato un rifugio di fortuna per clochard e spacciatori.

Un destino simile a quello che è toccato al nuovo stabile di piazza Ascoli, a due passi dal centro, che lasciato a se stesso è stato occupato proprio in questi giorni. Così come ancora occupata è parte di via Cima. Qui da tempo campeggia una carovana di rom sinti siciliani. Finora gli sgomberi decisi da Palazzo Marino non sono riusciti a risolvere la situazione: roulottes e camper, infatti, resistono ancora e i cittadini sono costretti a vivere tra sporcizia e schiamazzi, nella speranza di un intervento risolutivo dell'amministrazione, che però si fa attendere.

Un po' come accade a ridosso del nuovo svincolo Rubattino della tangenziale Est, dove bivaccano molte persone senza fissa dimora che ogni sera allestiscono il proprio giaciglio con l'aiuto di un furgone che trasporta i rifornimenti per trascorrere la notte. Una scena simile si ripete in zona Lambrate, dove gli abusivi si sentono talmente a casa da aver deciso di difendere i propri dormitori a ridosso della tangenziale in zona Bracco con grossi lucchetti.

Ma il degrado portato dai disperati si avverte in ogni quartiere: anche l'asse di corso Buenos Aires è flagellata da borseggiatori, venditori abusivi e piccoli criminali. La polizia locale si è anche attivata con dei gruppi whatsapp per controllare il territorio in collaborazione con i commercianti. I bivacchi continuano nelle vie parallele come Benedetto Marcello, dove la prostituzione di strada si esercita anche a due passi dai parchetti per bambini. O in via Rombon dove gli anziani si contendono l'utilizzo delle panchine con rom e clochard, e spesso sono proprio loro a soccombere.