I "rottamatori" avanzano. E l’apparato bersaniano ha paura

Il Pd aspetta che il camper di Matteo Renzi fissi la data della sua tappa a Milano. Intanto crescono le fila dei suoi sostenitori

I rottamatori lombardi avanzano. Il partito democratico aspetta che il camper di Matteo Renzi fissi la data della sua tappa a Milano (già visitata dal sindaco di Firenze nei giorni scorsi in occasione delle sfilate di moda). Intanto crescono le fila dei suoi sostenitori. L’ultimo - il più importante - è il vicepresidente del Pd. Il milanese Ivan Scalfarotto ha annunciato - un po’ a sorpresa - il suo sostegno al giovane candidato alle primarie, quello che vuol soffiare al segretario Pierluigi Bersani l’investitura del centrosinistra alle prossime elezioni politiche. Lo ha fatto deludendo Laura Puppato, Stefano Boeri e Pippo Civati - candidati, o aspiranti, o ex candidati. Scalfarotto ha descritto Renzi - su «Il Post.t» - come l’artefice di una «proposta di innovazione per cui ho lavorato», in un partito che ha ammesso di considerare un’idea «in parte rinsecchita e rinchiusa in se stessa strada facendo».

Lo stesso Boeri, che a Milano fa l’assessore alla Cultura, para sempre più lanciato verso una rinuncia - a favore della stessa Puppato (la capogruppo del Pd veneto, che sembrerebbe la candidata prediletta di un altro assessore, Pierfrancesco Majorino, in passato sostenitore dell’ultra-laico Ignazio Marino, il medico che corse per la segreteria nazionale contro lo stesso Bersani e l’ex popolare Dario Franceschini).

Ma Palazzo Marino di Milano è un vero crocevia di queste primarie. Già candidato, oltre a Boeri, è il presidente provinciale dell’Alleanza per l’Italia Bruno Tabacci, assessore al Bilancio di Pisapia. Se poi Nichi Vendola dovesse tirarsi indietro, potrebbe correre al suo posto Cristina Tajani. Eppure gli assessori di Giuliano Pisapia non ci pensano nemmeno a sostenere uno dei loro colleghi. La vicesindaco e assessore alla Scuola Maria Grazia Guida sta, come sempre, con Rosi Bindi, e quindi come la presidente del Pd sosterrà Bersani. Altro bindiano, e dunque oggi bersaniano, è l’assessore alla Sicurezza Marco Granelli, anch’esso di estrazione cattolico progressista. Viene dato invece per renziano, seppure ancora «coperto», l’assessore alla Mobilità Pier Francesco Maran, che sembra tentato, ma anche combattuto, dall’endorsement. Non hanno avuto esitazioni, invece, i sindaci che hanno annunciato di sostenere il loro collega fiorentino Renzi. Primo fra tutti il giovane primo cittadino di Cernusco sul Naviglio Eugenio Comincini. Con lui altri neo eletti di maggio del centrosinistra: i sindaci di Magenta (Marco Invernizzi) e Abbiategrasso (Pierluigi Arrara). E ancora i sindaci di due capoluoghi di provincia come Lecco (Virginio Brivio) e Lodi (Vincenzo Guerrini). Insomma, Bersani è ben radicato nella nomenklatura democratica, ma la «periferia» del partito potrebbe riservagli qualche brutta sorpresa