I segreti del sonoro di «Io sto con la sposa»

Mediterraneo, profumo e suoni. «Un poeta palestinese, siriano e un giornalista italiano incontrano a Milano cinque palestinesi e siriani sbarcati a Lampedusa in fuga dalla guerra, e decidono di aiutarli a proseguire il loro viaggio verso la Svezia ()». L'uscita negli scaffali dell'attualissima storia-documentario Io sto con la sposa, a suo tempo già finita a Venezia - che in copia dvd sarebbe stata spedita al Vaticano e l'esposizione in corso a Palazzo Reale fino a settembre sui 35 anni dello «Studio Azzurro», punto di riferimento della creazione artistica legata alle nuove tecnologie in cui si trovano «passaggi» del lungometraggio, sono l'occasione per approfondire la parabola della colonna del film, per la prima volta proposta in forma di cd, insieme alle pellicola. Non musica «tradizionale», partitura scritta e orchestra.

«Siamo partiti mettendo al centro il viaggio spiega Alberto Morelli, uno dei compositori, insieme a Franco Parravicini e Federico Sanesi (ovvero i Dissoi Logoi), e ancora Tommaso Leddi e Matteo Maltauro, tutti collaboratori dello Studio Azzurro -. Il tema del giovane rapper, la sua musica; intorno è stato cucito un vestito sonoro» a più generi, dal rock al jazz, passando per l'etnica. E of couse, l'elettronica. Diversi gli strumenti e gli effetti impiegati, scelta la strada «diegetica» contrapposta all'extradiegetica, «i suoni reali che dialogano con l'invenzione per il film». L'architettura è presto detta. «Abbiamo ragionato sulle sonorità continua . Il materiale di base, le suggestioni della Siria e dell'Iran, e ancora scale modali, indiane; le improvvisazioni, l'elaborazione e registrazione, infine il lavoro di fissaggio». I Dissoi Logoi saranno alla Fabbrica del Vapore il 22 e 23 luglio, nell'ambito dell'«Area di ricerca progressiva».