"Prima i sestesi in difficoltà. E stop alla maxi moschea"

Il neo sindaco di Sesto San Giovanni Roberto Di Stefano cambia le priorità della ex Stalingrado: «Freno all'accoglienza se c'è gente che dorme in auto»

«È stata un'impresa incredibile, una vittoria fantastica dalle proporzioni schiaccianti». Roberto Di Stefano è il nuovo sindaco di Sesto San Giovanni, con lui il centrodestra ha espugnato l'ex Stalingrado d'Italia dopo 72 anni di sinistra.

Da quante ore festeggia?

«In effetti adesso vorrei farmi una dormita».

L'hanno definita tutti un'impresa storica, ha battuto la sindaca uscente del Pd Monica Chittò con il 58,6% contro il 41,3. Come ha sfondato nel «fortino rosso»?

«I temi vincenti sono stati quelli della quotidianità. Ho proposto interventi su problemi mai risolti come la lotta al degrado, ad esempio studierò una app per consentire ai cittadini di segnalare i rifiuti abbandonati. Poi politiche per garantire maggiore sicurezza, la riapertura di impianti sportivi chiusi dalla giunta Pd, riporterò le imprese a investire su Sesto invece di farle scappare come in questi ultimi 5 anni. E il cavallo di battaglia è ovviamente la realizzazione della Città della Salute».

È stato anche un referendum tra chi - la giunta Chittò - ha difeso la costruzione di una maxi moschea abusiva in via Luini e chi ha promesso di bloccare il progetto. Manterrà la parola?

«È una questione di coerenza, sono stato eletto anche per fermare quel progetto e voglio sottolineare che buona parte della comunità islamica locale era dalla mia parte, sono i primi a volersi riappropriare del proprio destino religioso invece di ricevere realtà sganciate dal territorio, non volevano una struttura da 4mila posti che avrebbe attirato i fedeli della provincia. Le risposte della Chittò sui rischi di sicurezza e sulla denuncia di fondi provenienti dal Qatar sono state imbarazzanti, ha sempre rimbalzato i problemi su prefettura e magistratura. Chiamerò l'imam. Potrebbe rimanere la moschea provvisoria che ospita circa 400 persone».

La Chittò è stata duramente contestata sull'accoglienza profughi. Quale sarà la sua linea?

«Se posso aiutare qualcuno, aiuto prima i sestesi in difficoltà e se avanza qualcosa anche gli ultimi arrivati. Non ha senso continuare ad accogliere immigrati e poi avere cittadini che dormono in macchina».

Quanto ha contato l'accordo con l'ex sfidante civico Gianpaolo Caponi al ballottaggio?

«É stato decisivo, aveva preso il 24% al primo turno e noi il 26, è stato un attacco a due punte, un accordo sui contenuti e non per le poltrone. Abbiamo lanciato un modello di centrodestra allargato al polo civico che risulta vincente, in contrapposizione con la sinistra chiusa nei palazzi e sempre più sganciata dalle reali esigenze dei cittadini, pensa più al business dell'immigrazione e alla tutela delle banche».

Prima del voto ha annunciato che la civica Angela Tittaferrante sarà assessore al Welfare. Ha già delineato il resto della giunta?

«Per ora solo l'identikit, saranno persone del territorio, preparate, capaci nel settore che verrà loro assegnato e che abbiano consenso, non calate dall'alto. Tittaferrante è stata la donna più votata al primo turno e ha esperienza nel sociale».

Quale sarà il primo atto da sindaco?

«Una due diligence per verificare i conti».

Come saranno i rapporti con il sindaco di Milano Beppe Sala che guida anche la Città metropolitana? Deve preoccuparsi?

«Il mio modello è la Regione Lombardia, se Sala ha un dialogo costante e incisivo con Maroni sui temi di comune interesse per i cittadini non vedo perché non potrà averlo con Di Stefano a Sesto».