I Tarocchi di bottega «Bembo»

«Un sogno di profanità fulgida e assurda», l'emblema effimero della «cilviltà degli ori lombardi», tanto evocata la Roberto Longhi. Stiamo parlando dei tarocchi della mostra «I tarocchi del Bembo. Una bottega di pittori dal cuore del ducato di Milano alle corti padane», un'eccellenza tutta bembesca. Partendo dalle carte viscontee del mazzo di Brera, affiancate da pochi e scelti pezzi tra pittura e «arti congeneri», la mostra e il volume (Skira), ci fanno conoscere opere inedite. Dipinti, tavolette e codici contribuiscono a mettere alla luce recenti critiche e acquisizioni sull'affascinante produzione tardogotica dei fratelli Bembo realizzata per le principali corti della Valpadana durante i decenni centrali del XV secolo. Oltre agli autori già ben individuati Bonifacio e Benedetto Bembo, oggi è infatti possibile tracciare un profilo piuttosto coerente di Ambrogi o e Gerolamo. Ma Bonifacio Bembo, cremonese, rimane il principale pittore del Ducato di Milano, titolare con i fratelli di una grande bottega al servizio di tre duchi, Filippo Maria Visconti, Francesco e Galeazzo Maria Sforza; tra castelli, chiese e residenze locali e scriptoria conventuali, feudatari e priori, la bottega era impegnata in un'attvità frenetica e variegata. Questa mostra rappresenta la seconda parte del ciclo dedicato ai mazzi dei tarocchi. Un mese fa fu la volta di «Sola Busca» sempre quattrocenteschi. Così tra i tesori nascosti di Brera si trovano anche i «Tarocchi del XV secolo», dopo la fortunata esposizione del 1999 con il famoso mazzo del Brambilla, dal nome della famiglia milanese che l'ha posseduto nel corso dell' Ottocento e di buona parte del Novecento. Il mazzo realizzato nella bottega cremonese del Bombo tra il 1442 e il 1444 per Filippo Maria Sforza del Ducato di Milano è stato acquistato nel 1971 dallo Stato Italiano per la Pinacoteca di Brera, grazie all'Associazione Amici di Brera e Musei milanesi.
Con il biglietti d'ingresso della Pinacoteca oltre ad ammirare l'intera collezione si accede direttamente alla mostra curata da Sandrina Bandiera e Marco Tanzi. Per ragione di conservazione, legate ai materiali, come cartoncino pressato rivestito da un sottile strato di gesso, i Tarocchi di cui si possono ammirare mazzi integrali, con foglia d'oro e argento in coloritura a tempera, non possono essere esposti a lungo tempo, ne va della loro integrità. Ma è certo che a Brera si possono ammirare fino al 7 aprile. Milano, Cremona, Vigevano e Caravaggio, erano i centri di maggiore lavorazione per le corti lombarde. Bonifacio e Benedetto avevano interessi figurativi differenti, il primo guardava alla tradizione goitica di Milano e in parte a Venezia e il secondo si rivolgeva a Gentile da Fabriano, Masolino e Pisanello registrandone le opere presenti nei territori in questione. A fare da corona ai tarocchi dei due mazzi bembeschi presenti in mostra, quello di Brera e quello dell'Accademia Carrara di Bergamo, sono esposte, grazie alla generosità di prestatori privati, codici disegnati e miniati, tavolette da soffitto e dipinti su tavola, la rara «Ascensione del Cristo» e «L'Assunzione della Vergine» dell'Accademia Carrara. Il primo mai esposto al pubblico.