I tre «muli» triestini che sognavano la serie A

La scommessa vinta e la grande amicizia con Cudicini e Dorigo

di Silvano Tauceri Cesare Maldini, Aldo Dorigo, Fabio Cudicini sono stati gli ultimi ambasciatori di un calcio triestino perduto nei tempi e del quale comunque restano pallidi ricordi. Tre triestini doc, amicizia cementata sui campi anche se con maglie diverse nell'ambito di rivalità di colori: rossoneri per Cesare e Fabio, nerazzurri per Aldo con qualche parentesi grigia dell'Alessandria, giallorossa della Roma e granata del Torino. Cesare era nato per il calcio, era poco più che un bambino e seguiva a bordo campo gli allenamenti delle squadre della Triestina. La domenica era un simpatico raccattapalle. Di calcio la carriera di Cesare, di formazione umana quelle di Fabio e Dorigo che a Milano sono rimasti, intraprendendo iniziative diverse, coinvolti nell'operosità lombarda. «Con Cesare - ricorda Dorigo - l'amicizia era nata all'inizio degli anni Cinquanta. Entrambi nelle squadre giovanili della Triestina, eravamo un po' gracili e l'allenatore ungherese Bela Guttmann ci mandò un anno a vivere in collina, a Valdagno per irrobustirci ed allenarci con il Marzotto. Guttmann ci prospettava un buon futuro calcistico. Debuttammo in serie A in periodi diversi, non giocammo assieme con la maglia alabardata, Cesare in campo ed io in tribuna a fare il tifo per lui. Ci trovammo avversari sul campo nel derby milanese e poi anche quand'ero all'Alessandria e c'era Gianni Rivera. Giocavo mezz'ala, l'uno contro l'altro in tackle vigorosi ma corretti, poi la stretta di mano fra vecchi amici e qualche serata assieme per ricordare qualche anno indietro. Muli con il sogno della serie A che s'era avverato». Fabio Cudicini, il più giovane del trio, aveva l'alternativa: tennis o calcio. Con la racchetta giocava nella nazionale juniores, con il pallone era in porta del Ponziana, la seconda squadra triestina in serie C. «Scelsi il calcio ricorda Cudicini anche se per il tennis m'è sempre rimasta la grande passione». Dal Ponziana all'Udinese in B, poi la Roma e il Milan per chiudere la carriera vincendo tutto quello che c'era da vincere. Sotto o sguardo paterno del paron Nereo che aveva giocato nella Triestina con suo padre. «Il campionato ci offriva un paio di occasioni di incontrarci, per la diversità dei ruoli, mai un tackle, ci guardavamo da lontano. I rapporti di buon vicinato si intensificarono successivamente negli incontri di lavoro nella sede del Milan, talvolta al mare nelle brevi nostalgiche vacanze estive a Trieste».