Imprenditore ferito: si indaga sulle coop rimaste senza lavoro

Arrivato in caserma al braccio della moglie Piera e della figlia Ketty, leggermente zoppicante e un po' smarrito, il 75enne Giovanni Biffi, ex proprietario della Omb di Basiano, vittima di un agguato a colpi d'arma da fuoco avvenuto martedì mattina a Cambiago, ha parlato per quasi due ore con il Colonnello Michele Piras, Comandante del Nucleo Investigativo di Monza, e il capitano Marco D'Aleo, Comandante della Compagnia di Vimercate, per far luce sui suoi rapporti con i fornitori ai quali doveva parecchio denaro. Potrebbe celarsi tra i debiti della sua azienda di famiglia, una stamperia industriale fondata 50 anni fa e ceduta a malincuore con liquidazione volontaria ad altri imprenditori, il movente della sparatoria che martedì mattina lo ha portato a beccarsi una pallottola nella gamba, l'unica messa a segno su otto colpi esplosi contro la sua Mercedes grigia, da due uomini poi fuggiti a bordo di uno scooter.
«È stato tremendo, ero in macchina, ho visto la pistola e mi sono sdraiato sui sedili, se non avessi fatto così, non sarei qui a raccontarlo credo - racconta Biffi - ho sentito la pallottola attraversarmi la gamba e poi più nulla. Mia moglie è stata male, ha avuto un mancamento, guardi che occhi che ha, è terrorizzata. Io davvero non lo so chi è stato, non me ne riesco a capacitare». Piera, una donna minuta, gli stringe il braccio, la figlia Cecilia chiede scusa e porta i genitori verso l'auto. Sta bene Giovanni Biffi, la medicazione alla gamba non si vede, ma nei suoi occhi di c'è ancora lo sconcerto per un agguato che lì per lì faceva pensare ad un'intimidazione malavitosa ma che, nonostante ne ricalchi lo stile, potrebbe invece avere avuto origine tra i debiti accumulati dalla Omb negli ultimi dieci anni di attività.
Uscito di casa per andare al lavoro, Biffi ha percorso la strada che da 50 anni lo portava dalla sua abitazione di Cambiago a Basiano, sede dei due stabilimenti aziendali di via Foscolo. Arrivato in viale delle Industrie, proprio all'inizio di una curva tra i campi, poco distante da altri capannoni industriali, il 75enne si é visto affiancare da uno scooter, ha frenato per evitare un incidente e si è trovato bloccato da un inferno di fuoco calibro 75. Le indagini dei Carabinieri, che sembrano aver definitivamente scartato la pista della malavita organizzata e dell'estorsione, si concentrano totalmente sui rapporti societari della Omb, prima del crack. Tra i nove gli milioni di euro di buco accumulati dalla stamperia, uno in più dei colpi di pistola esplosi contro l'auto di Biffi, ci sono anche tre cambiali insolute da 40mila euro, nei confronti di due cooperative di manodopera, una di Cambiago ed una di Milano. I titolari delle due cooperative, secondo indiscrezioni, nelle ultime settimane avrebbero avanzato più volte richieste di saldo dovuto nei confronti del marito di Cecilia Biffi, a capo della Omb fino al momento del collasso, ma senza fare alcuna minaccia. Tutti i rapporti dell'azienda saranno vagliati uno ad uno, per cercare tra coloro che hanno lavorato con Biffi, un possibile mandante dell'agguato che, secondo gli investigatori, è stato tutt'altro che improvvisato.