Imprenditori e università spronano: non fare doppioni di ciò che c'è già

Il presidente di Assolombarda, Gianfelice Rocca, ha un sogno: «Immagino una grande mensa, in cui studenti, giovani delle start up e ricercatori si siedano assieme con gli occhi che brillano». Ecco, quando quella mensa sarà pronta vorrà dire che la città della scienza e dell'università sarà cosa fatta. Ma il percorso per arrivare a quel giorno è tutto da costruire. Da dove cominciare? «Siamo enormemente in ritardo - mette in allarme Rocca - Rispetto all'Expo il rischio è che qui non c'è una data, dobbiamo autoimporcela. Ci si dovrà dotare di strumenti adeguati per scrivere il masterplan, il piano urbanistico dell'area, e poi il business plan. C'è una convergenza forte, ora ci sono dettagli da sistemare, a me preme trovare un coordinamento del progetto con il trasferimento dell'Università Statale, perché ci sia una complementarietà degli sforzi e una sinergia». L'interesse per partecipare al progetto è altissimo e negli uffici di Assolombarda i telefoni sono bollenti: gli imprenditori chiedono, si informano, si prenotano. «Tante aziende - spiega Rocca - stanno collocando il personale in sedi provvisorie, in attesa di andare ad Expo». Oltre agli investimenti pubblici, il cuore portante del nuovo polo saranno gli investimenti dei privati. Qualche dubbio sulla bozza di progetto viene sollevato anche dal rettore della Statale Gianluca Vago: «È difficilissimo imporre al mondo della ricerca un modello precostituito. Serve una riflessione strategica per capire qual è lo strumento con cui realizzare un piano scientifico, senza ridondanze rispetto a quello che già a Milano e la parte settentrionale del Paese offrono in termini di ricerca. Niente bandierine, va bene, ma da entrambi i sensi». E poi, secondo Vago, bisogna anche chiarire se i 150 milioni all'anno assicurati dal governo si vanno a sommare ai 100 milioni già dati dall'Iit o no. A nome della Regione Lombardia, il presidente del Consiglio Raffaele Cattaneo fa notare che Arexpo deve occuparsi non solo della città della ricerca ma di tutto il resto. È quindi necessario capire bene a chi vanno le risorse assicurate. Detto questo «la proposta di Renzi è condivisibile anche se per ora si tratta solo di una suggestione».

Entusiasta del progetto di respiro mondiale il presidente di Arexpo Luciano Pilotti, che tuttavia un po' di «campanilismo» lo rivendica: «Il progetto, partendo dalla città metropolitana e accogliendo l'eredità di Expo, ridisegna il ciclo della conoscenza di base e applicata con al centro quella milanese e lombarda al servizio dei sistemi di impresa italiani».

I più scettici sulle promesse di Renzi sono i grillini: «Il dopo Expo che Renzi immagina è un enorme spot che nasconde i sanguinosi tagli alla ricerca che il governo mette in piedi umiliando i ricercatori italiani». «Dopo i 400 milioni di euro - afferma il deputato M5S Gianluca Vacca - tagliati alla ricerca e dopo i tagli previsti in legge di Stabilità, l'idea di rilanciare Expo passa per un polo che ignora le professionalità e le realtà del territorio milanese e lombardo».