Inchiesta Expo, Sala non riferirà in consiglio

La sinistra radicale gli aveva chiesto di presentarsi domani in aula dopo gli sviluppi

Chiara Campo

Silenzio in aula. L'esponente della sinistra radicale Basilio Rizzo ha chiesto a Beppe Sala d riferire domani in Consiglio comunale sulla nuova inchiesta giudiziaria sull'appalto Expo della Piastra che lo ha investito due giorni fa (la Procura Generale lo indaga anche per turbativa d'asta) ma il sindaco per ora non intende presentarsi. Una linea che già si intuiva venerdì pomeriggio, quando ha sottolineato ai giornalisti che quello che doveva dire sulla questione era scritto nel comunicato inviato in mattinata, «d'ora in avanti non intendo aggiungere altro sul caso». Nella nota ufficiale contestava la notizia a mezzo stampa come era avvenuto il 15 dicembre con la prima inchiesta («la storia si ripete») ma anche chiarito subito che non si sarebbe autosospeso come la prima volta («provo profonda amarezza, ma troverò in me le motivazioni per continuare»). E lo ha ribadito ieri a chi lo incitava a tenere duro. Ieri Sala si è unito sul finale alla parata del Gay Pride e si è messo alla testa del corteo, accolto da applausi. «I milanesi avranno un sindaco totalmente concentrato sui propri doveri. Quello che è successo non mi farà perdere l'attenzione verso il mio dovere» ha garantito. «La mia decisione l'ho presa ed è andare avanti perchè in questo momento abbiamo tantissimo lavoro da fare ed è giusto così». L'assessore Pd Pierfrancesco Majorino prima che arrivasse ha ribadito: «Dobbiamo andare avanti a lavorare con serietà.Beppe chiarirà la sua posizione con grande tranquillità».

Duro invece l'ex vicesindaco Riccardo De Corato, capogruppo di Fratelli d'Italia in Regione: «Abbiamo appreso che i reati ipotizzati dalla Procura Generale a carico del sindaco e degli altri vertici per la piastra di Expo sono 12, tra cui corruzione, turbativa d'asta, falso. Siamo di fronte a una massa di accuse, che ovviamente dovranno essere dimostrate, che non ricordiamo dai tempi di Mani Pulite. E non possiamo certo dire di essere stupiti: nel 2016 conducemmo una durissima battaglia per non vanificare i lavori della Commissione consiliare su Expo, che a causa della melina voluta dal Pd sotto elezioni, si risolse in nulla». Se penso, aggiunge, «che la sinistra si levò gli stracci per le ridicole accuse a Gabriele Albertini sugli emendamenti in bianco (archiviati dal pm) e a Letizia Moratti per la casa del figlio (passata alle cronache come la «Bat-Casa», ndr.), la comprensione di oggi appare quanto meno distonica».