INFORMATICAPaola Campadelli, l'unica che ha detto no allo statuto e ora si batte per efficienza e decisioni più trasparenti

Nel gruppo di coda per i consensi raccolti, non si scompone perché spiega «Non ho interpretato la raccolta delle firme necessarie a presentare la candidatura come una pre-elezione». Paola Campadelli, ordinario di informatica, si presenta con la capacità di dare risposte sintetiche, ma non per questo meno chiare ai problemi dell'università. È stata definita la candidata di rottura, pur essendo da parecchio protagonista della vita della Statale, perché è l'unica che non ha votato il nuovo statuto. Per lei è facile riassumere il punto centrale del suo programma: «Un diverso modo di gestione dei processi decisionali e dell'organizzazione; i primi devono essere resi comprensibili e trasparenti, la seconda deve essere efficiente». Un concetto che sottolinea una certa voglia di discontinuità con la passata gestione. E allo stesso tempo, evidenzia come la voglia di nuovi metodi sarà, se verrà eletta, in contrasto con le nuove strutture previste dalla riforma Gelmini che non le piacciono molto: «L'intera struttura di governo – spiega nel suo programma - si fonda su un sistema di deleghe a cascata a partire dall'unico organo elettivo, con pochi feed-back, e pochissime o nulle possibilità di correzione». Un problema dato dal nuovo statuto, che «è stato approvato e, finché resterà in vigore, occorre applicarlo, cercando di prevenire i potenziali pericoli insiti nella sua struttura». Non sarà un candidato di rottura, ma vede il passato come meno trasparente e efficiente, almeno se sarà lei a guidare l'ateneo, e il futuro con pericoli da evitare. E si è candidata proprio «per dare un contributo al cambiamento della nostra università». La professoressa ha idee chiare anche sul rapporto con gli enti esterni che non la preoccupa: basta «definire in modo chiaro i progetti su cui lavorare insieme».