Ingrassia: «Il mio taxi è una farsa perfetta»

Ci sono piéce teatrali che si meritano la definizione di «meccanismo a orologeria»: una di queste è «Taxi a due piazze», testo di culto del commediografo britannico Ray Cooney. Nella versione riadattata da Jaja Fiastri e diretta da Gianluca Guidi - ultimo weekend al Teatro Nuovo - sono lo stesso Guidi e Giampiero Ingrassia a calarsi nei ruoli protagonisti in una storia infarcita di segreti inconfessabili, equivoci, scambi di persona. E la cosa sublime è che il pubblico non è chiamato a farsi domande per inseguire chissà quale morale. Se non una: ma quanto è faticoso tradire? Ovvero nel modo seriale del simpatico e incosciente taxista Mario Rossi (Guidi) sposato con Alice Rossi, residente in Piazza Irnerio numero 100, che è poi lo stesso Mario Rossi, taxista, sposato con Barbara Rossi, residente in Piazza Risorgimento? Tutto fila liscio nella vita del taxista – abile nel correre da una parte all'altra delle sue due vite – quando, per salvare un'anziana signora da uno scippo, finisce all'ospedale per un brutto colpo alla testa. Confuso, al risveglio il taxista darà a due impiegati ospedalieri diversi i riferimenti delle due mogli, gettando le basi per un patatrac imperiale. A questo punto, c'è solo un uomo che può salvare dal disastro Mario Rossi, ed è il vicino di casa e amico Walter (Ingrassia). Ce la farà? O non finirà, il sodale, per produrre danni ancor maggiori? «Taxi a due piazze è una farsa perfetta – spiega Giampiero Ingrassia – Un testo che avrei voluto interpretare appena Gianluca, mio amico di vecchia data, lo portò in scena per la prima volta negli anni duemila. Lui mi voleva, io ero impegnato altrove. Finalmente, dopo anni, ci siamo ritrovati in questa piéce. E la nostra amicizia sul palcoscenico si trasforma in una grande complicità, che il pubblico afferra immediatamente». Coprire un amico, prima o poi è capitato a tutti, o quasi. «Sì – spiega divertito Ingrassia – anche a me capitò, con un mio amico storico: lui non era sposato, aveva due relazioni. Per uno scherzo del destino le due ragazze si stavano incontrando alla porta di un locale: una entrava con amiche, l'altra usciva a braccetto del mio amico. In un secondo mi sono mosso, ho afferrato la ragazza che era con noi e l'ho portata via facendo finta che stesse con me. Tempistica teatrale perfetta».