«Innocente, voglio tornare assessore»

L'ex vicepresidente della Regione accusato di corruzione «Maroni sia coraggioso». Il provveditore non si costituisce

Luca Fazzo

Sicuro dell'assoluzione, e pronto, «se Maroni avrà il coraggio», a riprendere il proprio posto come assessore alla Sanità in Regione. É un Mario Mantovani in gran spolvero quello che ieri si presenta nell'aula della quarta sezione penale del tribunale per l'apertura del processo a suo carico. L'ex senatore ha dalla sua anche la folta presenza di suoi concittadini, prevalentemente pensionati, venuti da Arconate per assistere all'udienza e mostrargli il loro appoggio: così bilanciando almeno in parte la presenza poche panche più avanti del nuovo sindaco del paese, Andrea Colombo, venuto invece a costituirsi parte civile contro Mantovani per i reati che avrebbe commesso quando era primo cittadino.

Più ancora della presenza dei fans, a Mantovani ieri avrà fatto piacere una assenza. Quando il giudice Giulia Turri fa l'appello delle vittime presenti in aula, due non rispondono alla chiama, e sono due assenze importanti. Una è il Senato, l'altra è Piero Baratono, provveditore delle Opere pubbliche della Lombardia. Mantovani è accusato di concussione ai danni di Baratono per averlo costretto, usando il suo prestigio di senatore, a mantenere in servizio un funzionario suo amico nonostante fosse inquisito per corruzione; e giustamente il pm Polizzi ha individuato il Senato e Baratono come parti offese, ovvero vittime, dell'episodio. Ma il provveditore, che già nelle interviste dopo l'arresto di Mantovani aveva dichiarato di non essersi affatto sentito concusso, non si costituirà parte civile. E lo stesso farà il Senato. Due pesanti grattacapi in meno.

Si costituisce invece contro Mantovani l'avvocatura della Regione, su mandato della giunta Maroni; si costituiscono in blocco le varie croci e ambulanze che Mantovani avrebbe danneggiato per assicurare ad una onlus della sua zona il servizio di trasporto pubblico dei dializzati; e così pure l'Ats della città metropolitana, l'ente che ha raggruppato le vecchie Asl interessate agli appalti su cui Mantovani sarebbe intervenuto. Su questa richiesta ha preannunciato battaglia lo staff difensivo di Mantovani, dove l'avvocato Roberto Lassini è stato affiancato dall'ex senatore comunista Guido Calvi. Prossima udienza il 29 giugno.