Per integrarsi può cambiare nome

A un immigrato «che ha già conseguito la cittadinanza italiana» deve essere data la possibilità di cambiare nome per assumerne uno italiano quando la scelta è dettata dalla «volontà di una ancora maggiore integrazione non soltanto nell'ambiente di lavoro o nei rapporti interpersonali, ma nella stessa collettività nazionale». Così il Tar della Lombardia ha accolto il ricorso di un uomo di origine albanese e cittadino italiano che chiedeva di poter «mutare» il suo nome da Erzen in Emilio.
Erzen M. ha acquisito la cittadinanza dopo aver sposato un'italiana nel 2003 e nel 2009 aveva presentato una domanda alla prefettura di Como, dove risiede, per chiedere la modifica del nome, ma l'istanza era stata bocciata. Allora l'uomo ha deciso di fare ricorso al Tar contro il provvedimento della prefettura, assistito nella causa dall'avvocato Francesca Vrespa. Nel ricorso «Erzen-Emilio» ha sostenuto tra l'altro che il «mutamento» del nome è «necessario», perché l'uomo lavora in Svizzera e viene spesso «fermato» alla frontiera dove «non appare verosimile che lui sia italiano».