Inter stadium, Moratti ci crede Il sogno? Dedicarlo a Facchetti

L'Inter Stadium non è una chimera. La conferma arriva da Massimo Moratti, che al Corriere dello Sport rivela la volontà di donare al popolo nerazzurro una nuova casa senza cugini conviventi. «Sì, esiste quest'idea di un progetto per il nuovo stadio e ultimamente abbiamo accelerato in questo senso. Un impianto di proprietà è necessario per le società moderne».
Il perché è facilmente spiegabile. «Uno stadio tutto tuo consente maggiori ritorni economici, introiti che in questa fase delicata dell'economia sono utilissimi. Capisco il legame con lo stadio dove la squadra ha giocato per anni, ma avere un casa tua, sicura, la considero una forma di rispetto nei confronti dei tifosi».
Insomma, addio San Siro. Prima o poi, anche se Moratti non conferma né smentisce la data del 2016. «Stiamo andando avanti molto più decisi rispetto al passato. Se partiamo subito, il tutto potrebbe essere non così lontano. Una data? Di certo non può essere pronto per domani (ride ndr). Ma se tutti i riscontri saranno positivi, a breve potrebbero esserci novità».
Un'Inter via dal Meazza non spiacerebbe al grande rivale Adriano Galliani. L'amministratore delegato del Milan, anzi, plaude al progetto. «Avere uno stadio di proprietà è cosa buona e giusta. Lo sappiamo anche noi, ma sino al 31 dicembre 2016 siamo legati a un contratto con San Siro e lo rispettiamo. Poi potremo pensare ad altre soluzioni». Dichiarazioni in linea con il pensiero espresso un po' di tempo fa da Barbara Berlusconi, figlia del patron e membro del consiglio d'amministrazione rossonero, rimasta impressionata dalla bellezza dell'Emirates Stadium di Londra. «Mi piacerebbe che anche il Milan avesse un impianto tutto suo», disse Barbara dopo la trasferta in casa dell'Arsenal. Tra il dire e il fare c'è però di mezzo il mare. E poi bella l'idea dello stadio nuovo, ma prima c'è da ammodernare San Siro, che quasi sicuramente ospiterà la finale di Champions League. Ancora Galliani: «A noi andrebbe bene diventare gestori unici del Meazza e abbiamo già in mente la ristrutturazione totale in vista della finale di Champions. Dobbiamo offrire delle strutture importanti e permettere alla competizione di essere onorata, ma non solo in quel periodo». Un San Siro aperto anche durante la settimana, in linea con gli stadi più moderni.
Ci aveva pensato a suo tempo l'architetto Stefano Boeri, cui l'Inter aveva affidato prima il progetto del nuovo impianto (visibile ancora oggi sul sito dello studio dell'assessore alla Cultura) da 50mila posti, poi la riqualificazione di San Siro e delle aree circostanti. Il famoso «Quarto Anello», naufragato per colpa della crisi economica. Chissà che in ottica Champions League non torni in auge, magari presso il Milan, per rendere il Meazza un complesso al passo con i tempi. E il nuovo stadio da 60mila posti, chi lo costruirà? Molto dipenderà dalla China Railway Construction Corporation, multinazionale cinese che parteciperà, come confermato dal presidente dell'Inter, al progetto nerazzurro. Un po' come successo in Gabon, dove un fondo di Shanghai ha finanziato e costruito gli stadi per l'ultima coppa d'Africa.
Impianto dagli occhi a mandorla anche a Milano, ma possibilmente intitolato a una bandiera della storia interista. Nel progetto originario affidato a Boeri, Moratti aveva dato come precisa indicazione quella di scegliere un grande nerazzurro del passato cui legare il nome dello stadio. Logico oggigiorno pensare a Giacinto Facchetti. Anche se il business impone probabilmente di affidarsi a uno sponsor in grado di garantire soldi anno dopo anno. Tradizione contro marketing. Anche nel calcio, passato e futuro si scontrano…