«Io il candidato operaio Con la sinistra per Sesto un destino da banlieue»

L'azzurro prova a conquistare la città rossa «Il Pd pensa all'integrazione, noi al lavoro»

Roberto Di Stefano, candidato del centrodestra a Sesto San Giovanni, come pensa di parlare al cuore della Stalingrado d'Italia?

«Sono consigliere comunale da 10 anni, 5 anni fa sono stato il più votato con 700 preferenze, metà delle quali arrivate da gente di sinistra. Alle amministrative si vota la persona. E io ho molto lavorato per risolvere i problemi della gente, per esempio nelle case popolari, o nei disservizi. Io rispetto i valori della città operaia. Il mio primo lavoro è stato da operaio alla Pirelli. Sono io l'unico candidato che ha fatto davvero l'operaio».

Cosa la distingue dal Pd?

«Una visione della città completamente diversa, noi siamo per un'integrazione regolata e sana, altro modello è quello di questa amministrazione, che per esempio ha chiuso per un giorno le piscine agli uomini. Ma penso anche alla grande moschea, in un'area che non prevede luoghi di culto. Il Pd ha arrolato un aderente ai Giovani musulmani ammiratore di un imam istigatore di odio. E penso ai corsi di arabo destinati a figli degli immigrati. Stiamo seguendo un modello francese che porta a Saint Denis».

Cosa intende?

«Sesto è gemellata col sobborgo parigino, laboratorio comunista, prima città ad estendere il voto agli immigrati, ma passerà alla storia come il luogo di nascita degli stragisti di Charlie Hebdo. Se il modello è questo sappiamo dove ci porterà. Mi interrogo con preoccupazione su quale strada vogliono portare Sesto. Noi pensiamo alla strada da seguire per far sì che i giovani rimangano a Sesto».

Invece che succede? L'economia come va?

«Moltissimi giovani sono andati via, verso la Brianza o Milano. Il sindaco non riesce a far restare le nostre aziende sul territorio. I costi sono esagerati. Normale che i giovani debbano andar via».

Ma Sesto può cogliere opportunità come la Città della Salute? O rischia?

«Non rischia grazie alla Regione ma il Pd non ha interesse a realizzarla a Sesto, tenderebbe a farla nelle aree ex Expo. Io invece credo che potremmo portare anche l'Agenzia del farmaco a Sesto».

Misure per le imprese?

«Siamo maglia nera nel rapporto sulla fiscalità di Assolombarda. Tante società si sono trasferite. Io farei come Musella ad Assago: zero tasse per chi investe e magari assume residenti disoccupati, detassazione per 5 anni. Altrimenti, se crei un deserto industriale, muore anche il piccolo indotto del commercio».

Gli ex sindaci? Penati era in rotta col Pd, poi...

«Penati è stato appena scelto presidente del Geas basket. Aveva creato una spaccatura ma ora hanno fatto pace».

Gli altri? I 5Stelle?

«Hanno un buon candidato ma non hanno ancora maturato un consenso utato consenso sufficiente».

Si andrà al ballottaggio?

«Sì, finirà come a Cologno».

È stata una campagna tesa?

«Due nostre simpatizzanti sono state aggredite. E il sindaco ha manifestato per le donne, ma non le nostre. Come se fosse tutto normale. Io credo che con quella lista, a esprimere preferenze, nell'elettorato Pd ci sarà un certo imbarazzo».