«Io dico sì al referendum e no al candidato Gori Basta accordi con il Pd»

Il presidente del Consiglio: «Come al Pirellone noi seconda gamba moderata dell'alleanza»

Alberto Giannoni

Raffaele Cattaneo, presidente del Consiglio regionale, ha presentato la Federazione di Centro Liberal-popolare. Un'iniziativa eccentrica rispetto a «Lombardia popolare», oppure lei è ancora a pieno titolo nella costola lombarda di Ncd-Ap?

«Eccentrico no, è un passo in avanti. Lombardia popolare auspica da tempo una federazione di centro liberal popolare, ma vedo che all'auspicio fanno fatica a seguire i fatti. Mettiamo insieme storie diverse, che condividono valori e collocazione nella famiglia popolare. È possibile e va fatto. Molti nostri elettori ci chiedono: Chi voto? Noi facciamo una proposta per rafforzare il centrodestra».

È la stessa linea di Parisi?

«Certamente. Di Parisi ho molta stima, è una risorsa, si deve lavorare a una prospettiva comune. C'è un punto su cui credo che Parisi debba sciogliere un equivoco: le cattedrali si costruiscono con le pietre che c'erano prima. A volte Parisi sembra preso dalla preoccupazione di fare una cosa nuova a tutti i costi, ma come vediamo nelle grandi città per governare serve capacità e competenza, cose che di rado si trovano in chi è solo nuovo».

Le è piaciuta la scelta dell'ormai ex ministro Costa di uscire dal governo e tornare al centrodestra.

«Ho salutato con favore la scelta di chiarezza di Costa. Alternativa popolare deve dare un segnale di chiarezza, non può continuare a stare al governo con Renzi, i nostri elettori non capiscono più chi siamo. Io dico stiamo nel centrodestra, alternativi alla sinistra, e anche alla Lega certo, ma l'esperienza lombarda dice che si può governare insieme con una sintesi felice. Una coalizione sta insieme con quattro gambe, due più radicali e due moderate: Forza Italia e quella che deve nascere».

Il coordinatore del partito, Colucci, ha risposto che lo state già facendo. La divergenza è sul governo?

«Io non ho divergenze, tutto il gruppo regionale è molto compatto. La situazione su Roma è diversa ma la questione non è la caduta accelerata di questo governo, altro discorso è la collocazione di Ap con l'alleanza che ha sostenuto Renzi e Gentiloni. Anche perché quando siamo collocati nel centrosinistra siamo irrilevanti».

Le ultime comunali.

«Sì, si è visto a Monza, a Magenta - dove abbiamo un sindaco - e a Sesto, dove il soggetto più votato è una lista civica di centrodestra: questa domanda degli elettori è forte».

Ma dipende anche dalla Lega. Un conto è Maroni, un conto è Salvini. La Lega deve chiarire dei nodi?

«Ci sono molti nodi da sciogliere ma ho sempre visto che Salvini quando si avvicinano le scadenze elettorali tende ad abbandonare i toni radicali e assume posizioni equilibrate. È molto abile nel praticare questo realismo, anche grazie alla saggezza di chi gli sta accanto, penso a Giorgetti».

A proposito, si vociferava di una sua candidatura in una lista civica per Maroni.

«Stimo Maroni e ho un eccellente rapporto con lui. Quella idea l'ho smentita e continuo a smentirla. Sono di Lombardia popolare e da Lp voglio partire, senza accasarmi sotto le insegne della Lega o di liste ispirate a Maroni. Lavoro a un soggetto autonomo, con una sua forza se gli elettori vorranno. Non devo accasarmi per salvare il cadreghino».

Gori candidato del Pd?

«È evidente l'idea di prendere voti al centro, anche se poi Gori avrà il problema di coprirsi a sinistra e metterà come Sala la maglia di Che Guevara. Comunque, è ancora più importante che nel centrodestra ci sia un centro forte».

Intanto, sì all'autonomia?

«Il mio è un sì convinto. La partita è decisiva ma un voto del Consiglio non basta, ci vuole un voto popolare per avere il risultato. Ma se quel voto non c'è si mette una pietra tombale sull'autonomia, quindi attenzione lombardi, andate a votare. Io ho scritto ai capigruppo per chiedere di aderire a un comitato per sostenere il referendum, la partecipazione, ma io dico anche il sì».