Io, esodato e senzatetto dico: «Qui di freddo non si muore»

Privato della pensione, 62 anni, dormiva in aeroporto Ora ha scritto un libro sulla città vista dai clochard

«Non vorrei apparire cinico, ma a Milano non si muore nè di freddo nè di fame, se si vuole; d'altra parte una vittima su 600 clochard è statisticamente ben poca cosa». Parola di un uomo che da senzatetto ha vissuto per due anni e mezzo, e a sessantadue di età. Oggi, facendo il volontario, si è guadagnato un posto letto in un appartamento della Caritas. «A tempo», chiosa. Quella di Aldo Scaiano è una storia che colpisce per la sua crudezza, degna quasi della parabola di Giobbe. Diventare clochard, dice, è più facile di quel che sembra. Sfortuna? Inadeguatezza? Nulla di tutto questo, ma la conseguenza dell'iniqua legge Fornero che da professionista pronto alla pensione lo ha trasformato in «esodato», catapultandolo in un limbo di cinque anni di attesa. «Il fatto è che qualche anno prima avevo anche divorziato, ceduto le mie due case di Gallarate a moglie e figli riscattate con la liquidazione, e vivevo in una casa in affitto a Milano». Quell'affitto, da un giorno all'altro, non è più stato in grado di pagarselo, e neanche il resto. «Per sei mesi ho abitato da mio fratello, ho cercato qualsiasi lavoro ma a 62 non ti prende nessuno. Così ho cominciato a dormire in strada e all'aeroporto di Linate». Ai familiari (i due figli vivono all'estero) non ha detto nulla: «Non volevo pietismo».

In due anni e mezzo ha conosciuto palmo a palmo la città dei senzatetto, facce e anime, comprese quelle dei benefattori. Al punto da scriverne un libro, in collaborazione con 14 compagni di (s)ventura, una guida ai quartieri di Milano visti con gli occhi dei clochard. Titolo del pampleth - pubblicato dalla casa editrice Oltre con la Caritas Ambrosiana - è «I gatti di Milano non toccano terra», nove itinerari narrati dal popolo della notte, con aneddoti e una mappa della solidarietà. «A Milano, per fortuna, ce n'è tanta - dice - ogni sera un'associazione diversa fa la ronda e porta pasti caldi alle persone che dormono in strada. Ma in città i posti letto pubblici non mancano, e neppure le mense e il vestiario. Chi non va nei dormitori lo fa per tre ragioni: o perchè non vuol essere registrato, o perchè è refrattario alle regole, o perchè si rifiuta di dormire in camerata con gli altri. I 300 posti letto ancora liberi per il Piano Freddo? Vedrà che resteranno tali».

Un dormitorio pubblico, ammette, ha le sue controindicazioni. «Ti può capitare di dormire accanto ad alcolisti, o a gente che puzza perchè non si lava, anche se le docce ci sono eccome e io ho sempre mantenuto il mio decoro. Ma si può pur sempre chiedere di essere spostati e chi è molesto rischia di essere mandato via. Al dormitorio di viale Ortles con 50 euro al mese si ha pure diritto a una camera per due persone».

Anche Aldo, per molti mesi, ha però preferito la strada. «Andavo a dormire in aeroporto perchè è un luogo caldo d'inverno e fresco d'estate, e ha bagni puliti. Ci dormono ogni notte, a partire dalla chiusura dell'una e mezza, dalle venti alle sessanta persone. Il personale di guardia è tollerante ma se scoppiano litigi manda fuori tutti. E allora si sta al freddo fino alle quattro del mattino, quando l'aeroporto riapre». Ma la giornata, soprattutto d'inverno, è più lunga della notte. «Passavo il tempo alla Biblioteca Sormani, come fanno in tanti. Si può leggere, guardare filmati, ricaricare il cellulare e accedere al wi-fi. La gestione, negli ultimi tempi, era però diventata difficile e il personale oggi è giustamente più rigoroso per rispetto verso gli utenti. Chi dorme, puzza o si porta dietro un bagaglio va fuori».

Nella sua prima vita, Aldo Scaiano ha fatto il ricercatore socioeconomico e poi lo specialista in sistemi informatici. Da quando ha deciso di aiutare chi sta peggio di lui, svolge corsi di informatica e di lingua nel centro diurno Cardinal Ferrari di viale Tibaldi, rivolti sia ai senzatetto che ai disoccupati. È anche addetto alle docce. Al Centro diurno La Piazzetta di via Famagosta gestito dalla Caritas e dalla cooperativa «Farsi Prossimo» è nata l'idea del libro. «La Piazzetta è un luogo prezioso frequentato da tanta gente che dorme fuori: disoccupati, ex carcerati e tossici. Alle nove di mattina è disponibile la colazione (un caffè con tre biscotti) e durante il giorno si possono frequentare corsi di ceramica, di cucina, o il cineforum. Molti giocano a carte. Un bel giorno è nata l'idea: perchè non raccontare gli angoli della città visti da chi passa la notte fuori?». In 14 hanno partecipato alla raccolta di aneddoti, compresa la mappatura del «Quadrilatero delle associazioni di solidarietà», che si estende da via Laghetto a piazza San Carlo. Ad Aldo «il professore» il compito della stesura. Del resto - dice - «noi gatti di Milano ci si conosce un po' tutti. Quelli che dormono in strada in modo stanziale sono più ordinati dei provvisori e spesso, al mattino presto, danno anche una mano ai proprietari dei bar. Certo, dormire in strada non è facile. La cosa peggiore è il rumore, la città si addormenta alle tre ma poi partono i mezzi del Amsa». Tra due anni Aldo riceverà, governo permettendo, la meritata pensione; ma lui, giura, non tornerà indietro. «La mia vita oggi è quella del volontario e oggi ho imparato che a Milano si può vivere con quasi nulla. L'importante è reagire e non lasciarsi mai andare».