«Io governatore e insieme corruttore? Non sono Messi...»

Cristina Bassi

«Se avessi fatto quello di cui mi accusano, cioè oltre ad aver realizzato la migliore sanità d'Italia anche aver messo in piedi un colossale sistema corruttivo, avrei dovuto avere capacità diaboliche. Oppure essere stato Maradona più Pelé più Messi più Ronaldo insieme». Roberto Formigoni non si nega a margine dell'udienza di ieri per il caso Maugeri. E dopo la prima parte dell'arringa del suo difensore, Mario Brusa, commenta ancora una volta le accuse dei pm Laura Pedio e Antonio Pastore.

Al processo l'ex governatore lombardo risponde di associazione per delinquere e corruzione. La Procura ha chiesto per lui, imputato con altre nove persone tra cui l'ex imprenditore Pierangelo Daccò, una condanna a nove anni di carcere. Formigoni ha definito «illogiche» le accuse ed è tornato sulla qualità della sanità lombarda. «Insieme ai miei collaboratori ho creato la migliore sanità d'Italia per qualità e costi contenuti. Abbiamo sempre raggiunto il pareggio di bilancio. Questo dimostra la totale illogicità delle accuse perché la corruzione per definizione è spreco di risorse pubbliche e inefficienza. Come sarei riuscito a dare un servizio di qualità a costi ragionevoli e contemporaneamente sottrarre al sistema milioni di euro? Questo processo non doveva neppure partire».

Il senatore Ncd è entrato anche nel merito delle cosiddette «funzioni non tariffabili», che sarebbero state secondo i pm riconosciute alla Maugeri in cambio di mazzette e con grandi vantaggi per la fondazione. Per Formigoni, i conti non tornano: «Le accuse nei miei confronti partono dal 1997, ma le Fnt più costose sono state messe in piedi da Botti (ex dg della Sanità, ndr) e Borsani (ex assessore, ndr). Loro non sono mai stati accusati. Botti e Borsani, s'intende, sono esenti da accuse anche ai miei occhi, ma non si capisce perché io sono colpevole e loro esenti. Come presidente della Regione ero una testa senza braccia, per le delibere avevo bisogno dei miei assessori e del Consiglio. Io non ero un dittatore. Senza il contributo di Botti e Borsani non avrei potuto fare nulla». Infine una battuta sulle utilità che avrebbe ricevuto da Daccò e in particolare sulle vacanze in barca: «Ero ospite per una decina di giorni ad agosto, ma la Procura mi mette in conto l'intero valore delle barche. È come se io portassi in giro in Ferrari la dottoressa Pedio (il pm, ndr) e alla fine lei dicesse che la Ferrari è sua...». L'avvocato Brusa ha chiesto per l'ex governatore l'assoluzione e ha parlato di «accuse infondate»: «La Procura - ha aggiunto - è ossessionata dalla volontà di costruire un castello accusatorio contro Formigoni colpevole di aver creato una sanità di eccellenza». Ieri ha parlato anche la difesa di Alessandra Massei, ex dirigente regionale. Il processo riprende il 14 giugno.