«Io, regina delle fate alla corte di Stein»

«Un giro sull'ottovolante». Così la brianzola (divenuta internazionale) Maddalena Crippa, una delle attrici più importanti del nostro teatro, definisce «Der Park», lo spettacolo di cui è protagonista, in cartellone allo Strehler dal 25 novembre al 6 dicembre. Diretta dal grande regista Peter Stein, suo marito, porta in scena un testo del drammaturgo tedesco Botho Strauss, del 1983. «Una riscrittura del "Sogno di una notte di mezza estate", ma con aspetti che si allontanano da Shakespeare», spiega l'attrice. «Botho Strauss compose un testo profetico, che ben descrive il mondo di oggi: la paura del futuro, la messa a rischio delle nostre sicurezze. In un parco di metropoli che diventa bosco shakespeariano, in quattro ore e mezzo, sviluppate in 36 scene, agiscono 17 attori. Un lavoro corale, come non capita spesso di vedere». Maddalena Crippa è la regina delle fate Titania, e si trasforma cinque volte. «Vago con il mio Oberon, siamo divinità decadute, tra un'umanità massificata, dove tutto è merce, a cominciare dal sesso. Cerco di riportare il fuoco dell'erotismo tra persone spente e lontane dal sacro e dalla poesia». Titania, che infonde tra gli umani un'energia primitiva e vitale, verrà presa e violentata da un gruppo di punk, e darà alla luce un mostruoso Minotauro. Strauss scrisse il malinconico e poetico «Der Park» proprio per affidarlo a Peter Stein, che nelle prime regie, recitate in originale tedesco, ambientò la storia nel Tiergarten di Berlino. «Non è facile trasporre Strauss in altre lingue, ma ci ho provato. Del testo ammiro sempre di più la capacità di entrare in risonanza con l'attualità», è la convinzione di Stein. Prodotto dal Teatro di Roma, città dove ha debuttato la scorsa primavera con successo, lo spettacolo ora supererà la prova al Piccolo, dove Maddalena Crippa cominciò a soli 18 anni, diretta da Strehler nel «Campiello» di Goldoni. «Milano è la mia città, la amo. Mi piace la maniera milanese di curare le cose. Qui c'è la passione del lavoro, del fare bene non soltanto per il denaro. C'è dignità umana: questa, oltre che capitale teatrale d'Italia, resta senza dubbio la capitale morale. Roma, dove vivo, è molto degradata, purtroppo». Alti voti a Milano, bassi all'Italia della cultura. «Tagliare i fondi per il teatro è come tagliare il ramo dell'albero su cui siamo seduti. Il palcoscenico rimane l'unico luogo dove il pensiero e i temi più urgenti vengono analizzati, anche attraverso storie antiche che ogni volta, recitate, diventano nuove. Ma in Italia i teatri si smantellano, in Europa invece ci credono». Crippa-Titania potrebbe compiere una magia per cambiare tutto in meglio, per ora basta lo spettacolo allo Strehler, a farci ben sperare.