«Io, uomo solo in fila come un nuovo Godot»

Maurizio Micheli debutta oggi al Parenti con il suo monologo in salsa beckettiana

Antonio Bozzo

Due serate, mercoledì 15 e giovedì 16, per assaggiare uno spettacolo che tornerà nella prossima stagione del Franco Parenti. «Uomo solo in fila» - come sottotitolo ha il filosofico «I pensieri di Pasquale» - è un monologo di Maurizio Micheli, diretto da Luca Sandri e prodotto dal teatro di via Pierlombardo. «C'è una coda, ovviamente invisibile, che non si sa perché e quando è cominciata, né quando finirà: forse mai», dice Micheli, bravissimo attore e autore, da tutti conosciuto per «Mi voleva Strehler», con il quale entusiasma il pubblico da quasi quarant'anni. «Dentro la coda, c'è un uomo che ripercorre la sua vita, mentre attende. Pensa agli errori fatti, alle sue scelte, anche ideologiche. Pensa ai sogni franati, alle occasioni perdute, alle gioie e ai dolori. Conversa con altri poveretti in coda, lì allineati non si sa bene per quale motivo».

Attenzione, chi pensa che si tratti di una sbrodolata filosofica, intinta magari in atmosfere alla Beckett (quando qualcuno aspetta, aspetta sempre Godot), sbaglia di grosso. «Spero che i pensieri del mio Pasquale, eroe universale nella coda della vita, siano tutto fuorché noiosi, presuntuosi. Lo spettacolo ha l'andamento comico, vuole divertire. Vuole parlare a tutti, anche ai più giovani, oggi refrattari al teatro: preferiscono bere una birra, smanettare in Internet, uscire, fare l'amore. Come dargli torto?». Per convincere i giovani a sedersi a teatro (l'offerta del Parenti dimostra che si possono attrarre), Micheli li manderebbe a vedere «commedie che trattano di cose riconoscibili, capita anche con alcuni classici». Continua Micheli: «Li terrei però distanti dal teatro di ricerca, spesso noioso, che li allontanerebbe per la vita. Ho sempre in mente Vittorio Gassman, che diceva, quasi fosse un investigatore sulle orme di un assassino: «sospendete le ricerche», per prendere in giro registi e colleghi innamorati di soluzioni sceniche astruse». L'uomo senza qualità di Micheli rivive il suo passato anche grazie alle canzoni che affiorano alla memoria, o che forse sono diffuse per mitigare la stanchezza dell'attesa (al pianoforte, Gianluca Sambataro). «Il finale - dice Micheli - è una sorpresa, non lo rivelo». Sarà assurdo come il resto, a partire dalla coda infinita e senza apparente scopo? «Sono curioso di sapere come Milano accoglierà questo mio spettacolo. Spero bene, anzi ne sono sicuro. Questa è una città che ama il teatro, più di Roma, sarà che è vicina all'Europa. Quando vengo qui, ne approfitto per sedermi in platea». Come ha fatto poche sere fa, al Piccolo, per la brechtiana «Opera da tre soldi» nel teatro fondato da Strehler. Piaciuta? «Mancava il fascino che mi aspettavo».