Irpef, stangata per 400mila milanesi

Doveva essere una giunta fiume, ma la seduta di ieri per decidere i ritocchi alle tariffe nel Bilancio 2013 si è tenuta 45 minuti la mattina ed è ripresa per poco più di due ore nel pomeriggio. Buon segno? «Ogni aggiornamento Istat ed eventuali aumenti delle tariffe sono rinviati al 2014, non entreranno in vigore quest'anno» ha assicurato ieri l'assessore al Bilancio del Comune Francesca Balzani. Mentre la giunta attende che il governo fissi lo slittamento dei termini per votare i conti comunali dal 30 giugno al 30 settembre (potrebbe avvenire già nel consiglio dei ministri di venerdì), e lavora dunque a una manovra «virtuale», che potrebbe non andare in aula prima dell'estate e cambiare notevolmente sulla base delle entrate che verranno chiarite solo ad agosto, da giorni parecchi nel Pd contestavano tutta questa fretta di fissare gli aumenti delle tariffe. Un boomerang nella settimana dei ballottaggi. Il partito Democratico peraltro si prepara sabato prossimo a una gazebata nelle piazze per sostenere le richieste al governo su autonomia fiscale e deroga al Patto di stabilità che potrebbero salvare i cittadini da una stangata. Fatto sta che la giunta ieri ha deciso di non fissare nulla sugli adeguamenti Istat per i servizi, in alcuni casi - vedi gli abbonamenti Atm - sono fermi da dodici anni. Ogni assessore presenterà lunedì prossimo il quadro della situazione per il proprio settore, dalle rette degli asili alle mense, dalle case di riposo ai servizi cimiteriali alla tassa di soggiorno. Ma garantisce la Balzani «nulla aumenterà prima di fine anno, anche per le rette scolastiche e le mense se ne parlerà se si decideranno ritocchi dall'anno 2014/2015». E il ragionamento dovrà essere ampio, fa presente, al di là degli indici si farà una revisione degli scaglioni Isee per alcuni servizi, «va garantita una maggiore equità». A evitare aumenti quest'anno sarà la possibilità (ieri il via libera della Camera) di utilizzare sulla spesa corrente il 50% degli oneri di urbanizzazione prima vincolati al conto capitale, e il 25% sulle manutenzioni ordinarie.
Annunciata la settimana scorsa e approvata ieri dalla giunta invece la manovra fiscale. «Congelata» precisa ancora la Balzani, in attesa delle riforme romane su Imu e fiscalità, «se potessimo tenere tutta l'imposta sulla seconda casa non ci sarebbe bisogno di aumentare le tasse». Ma stando così le cose, per i milanesi scatterà il raddoppio dell'Irpef, dallo 0,4 allo 0,8% con tetto di esenzione da 33.500 a 15mila euro. Si passerà dal 77% degli esclusi al 38%. I milanesi con Irpef a carico saranno almeno 400mila in più, da 225mila a circa 600mila. Confermato anche l'aumento Imu prima casa da 0,4 a 0,55%. Per far quadrare dunque il disavanzo di 231 milioni rimasto dopo i tagli il Comune mette in Bilancio 110 milioni da Irpef, 82,5 dall'aumento Imu, 20-30 milioni da oneri e da dividendi delle partecipate (10 dalla sola Atm). Se sarà confermato il rinvio al 30 settembre, lunedì prossimo la giunta voterà anche un Bilancio «ponte» per gestire le spese dei prossimi tre mesi. E ieri in aulla sulle richiesta di autonomia fiscale e deroga al patto di stabilità sono state discusse in aula due mozioni, una del Pd e una del Pdl. Niente testo bipartisan ma la giunta ha espresso parere favorevole ad entrambe.