Istrioni e folli sul palco lo spettacolo è assicurato

Quando interpreta personaggi eccentrici, folli o anche soltanto diversi rispetto ai parametri della cosiddetta «normalità», Ennio Fantastichini dà il meglio di sé. Già in Porte aperte, il film diretto da Gianni Amelio che nel 1989 gli diede notorietà internazionale, la sua bravura nel rendere tutte le sfumature di un individuo stratificato e inesplicabile, ansioso di espiare una pena spropositata e di rivendicare un'etica differente da quella dell'Italia degli anni '20, era stata un'autentica rivelazione. Ora in Beniamino, lo spettacolo in scena al Franco Parenti fino al 3 novembre, Fantastichini si cala nei panni di un uomo che deve celare il suo diverso orientamento sessuale nell'Australia degli anni '60. Sul palcoscenico del Parenti l'attore romano (in realtà nato a Gallese, in provincia di Viterbo, nel 1955) è un ironico, ciondolante, fanciullesco professore, innamorato di Shakespeare, di Mick Jagger e della lingua inglese, soprattutto quando è ben pronunciata. Vive in un villaggio piccolo e annoiato, Toorak, ai cui abitanti è finora riuscito a nascondere la sua omosessualità. Ma ecco che alle sue lezioni di dizione dell'inglese, grazie alle quali corregge i difetti fonetici di anziane signore, si presenta Beniamino, un adolescente affetto da balbuzie, e tutto si complica, anche sul piano squisitamente verbale.
A proposito di balbuzienti, il più celebre testo che ha al centro un personaggio colpito da questo morbo, vale a dire Cyrano, è in scena (in francese sovratitolato in italiano) al Piccolo Strehler fino al 31 ottobre, interpretato da Patrick Pineau, già volto cinematografico di talento accanto a Gerard Depardieu. Beniamino è uno degli spettacoli che il Parenti ha voluto inserire nella rassegna intitolata «Grandi interpreti» (di cui faceva parte anche Il discorso del re diretto e recitato da Luca Barbareschi, le cui repliche previste fino al 3 novembre però sono sospese per una improvvisa malattia del protagonista). Di attori che possono essere annoverati in questa categoria, nei prossimi giorni se ne vedranno parecchi: giovani attori, ma con l'intensità espressiva dei grandi. Fino al 4 novembre al Libero andrà in scena il Beethoven di Corrado D'Elia: un genio scorbutico ma visceralmente sentimentale, di cui D'Elia sa rendere la fragilità, la tenerezza di fondo. Fino al 31 ottobre la Sala Fontana ospiterà Antropolaroid di Tindaro Granata. Sicilianissimo, corposo e raffinato narratore, l'attore trentenne ripercorre in questo spettacolo (che gli è valso il Premio Nazionale dei Critici di Teatro) la storia della sua famiglia con un tono epico e appassionato. Merita un occhio di riguardo anche Woody Neri, che fino al 3 novembre metterà in scena allo Spazio Tertulliano GabbiaNO, ovvero dell'amar per noia, una riscrittura di Cechov.