Jannacci, il milanese che inventò la «Basilucania»

Così l'autore di «Vincenzina» si innamorò della regione meno nota del Mezzogiorno

Jannacci non si capacitava. «Ma come? La regione si chiama Basilicata e gli abitanti non si chiamano basilicatesi?». E lei, paziente, ma anche orgogliosa delle proprie origini: «No, maestro, noi ci chiamiamo lucani perché la terra di Basilicata porta anche il nome di Lucania». E lui: «Una regione con due nomi? Allora, battezziamola Basilucania!». Jannacci, il maestro, e Egidia Bruno, l'allieva. Il milanese e la «basilucana» si incontrarono a Milano tanti anni fa: lei recitava un monologo in uno scantinato, lui la notò e fu subito amicizia, stima, collaborazione. Egidia, da terrona di buona famiglia, presentò subito il maestro ai genitori, neanche si trattasse del primo fidanzato ufficiale. Quando il maestro vide il papà di Egidia, lo sketch fu memorabile: «Signor Bruno, è un onore conoscerla», «No, no - dottor Jannacci - l'onore è tutto mio...»; «Signor Bruno, lei mi insegna...», «No, no - dottor Jannacci - io da lei ho solo da imparare...», e via cabarettando che neppure al Derby.

L'attrice lucana ha raccontato il «suo» Jannacci dal palco della Milanesiana che ha dedicato una giornata ai «segreti» della Basilicata. Egidia ha svelato i suoi e un po' anche quelli di Jannacci, che un giorno le disse: «Sei brava, gente come me ha il dovere di aiutare persone come te...».

Aveva ragione Jannacci, abituato a dire cose importanti come se fossero battute, tanto - si sa - che «cambiando l'ordine degli addendi, il dendifricio non cambia...». Al Basilicata-day della Milanesiana piovono applausi per la coppia Bruno-Jannacci, ma qualche sorriso lo strappa pure Gaetano Cappelli, il principe degli scrittori di Potenza («Potenza, mi raccomando, non Cosenza»). Cappelli sfoggia un abito da struscio potentino, perfetto per un happy hour al Gran Caffè di via Pretoria, peccato però che il Gran Caffè di via Pretoria sia rimasto fermo al piattino con le patatine. Comunque tanto di cappello a Cappelli quando - tra l'imbarazzo dei presenti - «stramaledice» (nel senso buono...) Carlo Levi che ha condannato la Basilicata e i basilucani all'eterno stop del Cristo si è fermato a Eboli. La tesi del Cappelli non fa una grinza: «Levi se fosse stato confinato in un paesino del nord avrebbe scritto le stesse cose, ma forse Cristo si è fermato a Sondrio sarebbe stato un flop editoriale...». L'incontro della Milanesiana ha dimostrato che c'è una Milano (e non solo quella «jannacciana») che ama la Basilicata. Il motivo? Misterioso. Il «segreto» continua.