Jay-Z e Beyoncè, stasera la famiglia Carter fa ballare San Siro con la musica nera

E a Villa Arconati canta Graham Nash, un mito del folk rock anni Settanta

Gli Obama della musica a stelle e strisce? Indubbiamente, il paragone con mr. Barack e Michelle potrebbe sembrare un azzardo (anche se più d'uno l'ha fatto), ma è fuori discussione che nell'America all'epoca di Trump la coppia nera più famosa è quella composta da Beyoncé e da Jay-Z. Due divi consapevoli di esserlo. Due star assolute, perennemente nell'occhio del ciclone mediatico, che per il concerto milanese di domani sera hanno «prenotato» la Scala del calcio cittadino: San Siro. D'altronde, Beyoncé Giselle Knowles-Carter e Shawn Corey Carter non sono tipi da farsi mancare nulla.

Di recente, per il video-clip di «Apes**it» (quasi 58 milioni di visualizzazioni su YouTube fino a ieri) tratto da Everything is Love, il loro primo album scritto a quattro mani e uscito sotto l'enigmatica sigla The Carters, hanno fatto le cose più che in grande. Hanno cantato davanti alla Gioconda o alla Nike di samotracia in un Louvre chiuso per tutti tranne per loro.

Per quanto kitsch, eccentrici e a dire poco esagerati, i due sono a tutti gli effetti i campioni del mondo in carica della black music, tanto è vero il loro sforzo di unire il rap di trasgressivo produttore-cantante con il soul della giunonica consorte è stato unanimemente applaudito dalla critica.

Tutt'altra musica è quella del cantautore bianco made in Usa, Graham Nash, stasera protagonista del primo concerto del Festival di Villa Arconati, la rassegna di musica dal vivo ospitata nell'omonima residenza seicentesca di Castellazzo di Bollate (una delle più suggestive d'Italia). Strana la sua storia: mezzo secolo fa, l'artista di origini britanniche era già una star con gli Hollies, una delle band simbolo del beat inglese degli anni Sessanta. Ma per lui non era abbastanza. Si trasferì in California («Da 50 anni vivo in America; io sono un immigrato, tutti i miei amici e le loro famiglie lo sono ed è proprio questo che rende gli Stati Uniti una nazione fantastica»), conobbe David Crosby e Stephen Stills, cantò con loro e con Neil Young e, di colpo, tutto cambiò, finendo per diventare uno dei simboli del migliore folk-rock anni Settanta. Una musica perennemente in bilico tra melodia, introspezione e messaggio politico. A 75 anni suonati, è di nuovo in tour sulla scia di Over The Years, una raccolta retrospettiva di classici, come la nota Our House (scritta ai tempi in cui viveva con Joni Mitchell).

Per chi restasse in città, «Tri.P.», la kermesse ospitata nei giardini della Triennale, propone stasera la pregiata coppia di deejay-produttori, ma anche musicisti, viennesi Kruder & Dorfmeister. Con un dj-set lungo quattro ore (si parte alle 21) si festeggiano i primi 25 anni di vita di «K&D Session», album culto degli anni Novanta, col quale hanno stravolto ogni brano capitato a tiro. Un disco da un milione di copie che ha rappresentato l'apoteosi del remix.