Kabobo non andrà in carcere

Il campo nomadi di via Cusago, a Baggio, non è certo tra i più turbolenti della città, anche se è stato sgomberato diverse volte nel passato. Tuttavia quel che è accaduto al suo interno l'altra notte non può non destare preoccupazione, non fosse altro per lo scenario poco chiaro - ma di sicuro molto violento - che si paventa sullo sfondo dell'intera vicenda. Ieri all'alba (erano le 4.30) le pattuglie della questura sono arrivate nel campo fatto anche di diverse case in muratura. A chiamare il 113 erano stati gli stessi rom che, di solito, com'è noto, non si avvalgono dell'aiuto delle forze dell'ordine per dirimere le loro questioni interne e che, con ogni probabilità, ieri mattina si sono spaventati parecchio e desiderano non avere grane in futuro. Un'ora prima, infatti, proprio contro una di queste «casette», come hanno confermato i bossoli ritrovati a terra, qualcuno aveva sparato almeno 15 volte con un fucile e una pistola. Colpi d'arma da fuoco che solo per pura coincidenza non hanno nemmeno sfiorato la donna che a quell'ora stava dormendo dentro l'abitazione, una romena di 57 anni, spaventatissima dopo l'agguato.
Quel «qualcuno», in realtà, avrebbe una fisionomia, almeno secondo i racconti e le testimonianze raccolte nel campo dalla polizia nelle ore successive. Si tratterebbe di due uomini arrivati nell'insediamento a bordo di una vettura. E che, prima di dileguarsi a tutta velocità dopo gli spari, hanno lasciato davanti alla villetta un tubo in cartone con circa un chilogrammo di polvere pirica. L'esplosivo è stato poi recuperato e portato via dagli artificieri della polizia, giunti sul posto per mettere l'area in sicurezza.
Con il passare delle ore e il proseguimento delle indagini dall'insediamento è emersa anche la proprietaria della villetta colpita dagli spari. Si tratta di una ragazza di 24 anni di origine croata che l'altra sera, mentre ospitava a casa l'amica romena, stava dormendo in una casetta vicina. La giovane donna ha fornito alla polizia una spiegazione nebulosa ma a suo dire esaustiva dell'accaduto. Per lei l'agguato sarebbe da collegare alle frizioni tra suo padre, attualmente in Croazia, e alcuni nomadi residenti in un campo che non ha detto quale sia ma che non sarebbe milanese.
Naturalmente le indagini proseguono anche se in un campo nomadi una simile matassa non è facile da dipanare. Gli investigatori si chiedono se e quando un simile atto d'intimidazione (perché di quello si tratta) potrebbe ripetersi e con quanta violenza.
«Il Comune non si muove, paralizzato dall'incapacità di prendere qualsiasi iniziativa e da una impostazione ideologica che tende a proteggere più i rom che i cittadini - commenta il vicepresidente del Consiglio comunale Riccardo de Corato (Fli). Quando c'eravamo noi alla guida della città il campo di via Cusago lo abbiamo sgomberato 22 volte!».
«Evidentemente, erano sgomberi inutili - gli risponde Mirko Mazzali, consigliere comunale di Sel -. Non è forse meglio e più razionale ed economico, fare un solo intervento e mettere in sicurezza poi l'area, per impedire una nuova occupazione?».