Kellaway, un big del piano da Hollywood al Manzoni

Quello di domenica (ore 11) al Teatro Manzoni, nell'ambito della benemerita rassegna «Aperitivo in Concerto», è il suo primo show in terra italiana. E l'esibizione - bisogna ammetterlo -, mette finalmente fine a una grave dimenticanza da parte degli organizzatori di concerto nostrani. Perché Oltreoceano, il 76enne pianista, compositore e direttore d'orchestra Roger Kellaway rappresenta ormai da decenni una piccola grande leggenda del jazz contemporaneo. Un musicista umile, modesto e refrattario alle facili etichette, per il suo approccio eclettico e a tutto campo alla materia, con un repertorio in cui trovano cittadinanza tanto il Dixieland come il be-bop; l'avanguardia e la New Age come il jazz da camera. A questo proposito, il Roger Kellaway Cello Quartet (completato da Emil Richards alla marimba, Joe Pass alla chitarra e da Edgar Lustgarden al violoncello), con il quale ha fuso con notevolissima eleganza e ricchezza d'ispirazione strutture accademiche e pratiche improvvisative, è stata la formazione che meglio ha interpretato l'essenza di un jazz contaminato con la musica classica da camera.Se l'eclettismo ne caratterizza la cifra stilistica, la sua notorietà internazionale discende essenzialmente dalla sua attività di direttore artistico. Già, perché Kellaway - per la cronaca, ha messo lo zampino in oltre 250 dischi ed ha collaborato davvero con mezzo mondo (da Elvis a Duke Ellington; da Henri Mancini a Quincy Jones; da Joni Mitchell a Dizzy Gillespie; senza dimenticare le molteplici composizioni per varie orchestre filarmoniche negli States e in Israele) -, è stato il direttore, nonché l'arrangiatore di alcuni grandissimi del firmamento pop-rock. Big del calibro di Barbra Streisand (per «A star as born», il brano di punta del film «È nata una stella», la Streisand fu candidata all'Oscar come miglior colonna sonora nel lontano 1976) e di Paul McCartney; di Liza Minelli e Tony Bennet fino al crooner italo-americano Bobby Darin (non a caso egli è stato il consulente per il film «Beyond the Sea», interpretato da Kevin Spacey e dedicato proprio a Darin).Pur scegliendo di rimanere lontano dalla ribalta, Kellaway, per sua stessa ammissione discepolo di Oscar Peterson, è descritto dalla critica come «un affascinante narratore musicale, un virtuoso dalla tecnica eccezionale, un sopraffino conoscitore degli standard e di tutti gli stili del jazz. Tanto che qualcuno, di casa a Hollywood, ha detto che «se le colonne sonore della mecca del cinema Usa (gliene attribuiscono una 30ina) hanno uno spessore e una qualità sopra la media, buona parte del merito va a... mister Kellaway».