Kermesse

«Lo stato di salute della chitarra? Direi buono. Ovunque si organizzano corsi, c'è sempre gran richiesta. In effetti, il potere di fascinazione dello strumento, soprattutto sui giovani, pare immutato». Parola di Sergio Fabian Lavia, 45 anni, chitarrista di Buenos Aires, da 15 anni trapiantato a Menaggio (provincia di Como). È lui l'ideatore, nonché il direttore artistico del «Festival della chitarra internazionale» che si chiude oggi in riva al Lario dove ha attirato centinaia di appassionati da mezza Italia e anche da oltreconfine. Già, perché mai come quest'anno la kermesse (gratuita), giunta alla sua quarta edizione, propone (oltre a tutta una serie di workshop, seminari e aperitivi in concerto pomerifiani) un cartellone di livello. Cartellone che, per altro, riflette le diverse anime della produzione chitarristica contemporanea. Fatta di stili assai differenti fra loro. Basti pensare agli ospiti della serata inaugurale: da una parte, la milanese Elena Casoli, alle prese con un repertorio che spazia dal barocco al contemporaneo; dall'altra, il virtuoso genovese Beppe Gambetta, indubbiamente uno degli strumentisti nostrani più conosciuti e apprezzati nel mondo. Analogo approccio ieri sera, con le sonorità etniche a farla da padrone: prima con Sergio Fabian Lavia e la cantante brasiliana Dilene Ferraz, con un set in bilico tra tango e bossanova, e, poi, con Solorazaf, chitarrista sopraffino originario del Madagascar, che ha suonato con gente del calibro di Miriam Makeba, Manu Dibango e Dizzy Gillespie. La forza di questo artista davvero poliedrico? Coniugare sonorità d'impronta orientale, proprie dell'Oceano Indiano, con le più classiche linee melodiche jazz e folk. Stasera (sempre alle 21 e sempre al Teatro Tenda) sarà infine la volta del chitarrista e compositore argentino Luis Borda, una delle figure più note nel mondo musicale europeo, accompagnato al liuto arabo dal tedesco Roman Bunka e anche dell'inossidabile Franco Cerri. Al suo fianco un altro chitarrista, Riccardo Bianchi, e il contrabbassista Marco Ricci.