Il killer di Saronno? Svanito Ma ora c'è anche una taglia

All'inizio sembrava un delitto tanto feroce quanto di facile: l'assassino aveva lasciato un mole di tracce dietro di se da far dire a un investigatore «È come avessimo la sua carta d'identità». Invece a distanza di tre settimane, il killer di Maria Angela Granonelli non ha ancora un nome. Per questo una catena di Comproro ha offerto una ricompensa di 50mila euro a chiunque possa aiutare gli investigatori. Anche se l'altro giorno sembrava che un colpo di fortuna potesse inchiodarlo: un agente della stradale credeva di averlo riconosciuto in un individuo diretto su un'auto con targa svizzera verso il confine. Rintracciato dalla polizia elvetica, aveva per un alibi di ferro e impronte decisamente non corrispondevano.
Del feroce assassino rimangono dunque solo le immagini riprese dalle telecamere interne del negozio Tiffany, in pieno centro a Saronno. Sono circa le 17 di sabato 3 agosto, quando l'uomo, stempiato, volto paffuto, maglietta azzurra e bermuda a quadri si fa apre da Maria Angela, 62 anni, sposata due figli. Il «cliente» si fa mostrare una serie di oggetti, chiacchiera per almeno mezz'ora, poi improvvisa scatta la furia omicida. Colpisce la donna con un pesante oggetto raccattato dal banco, poi infierisce a calci e pungi. E qui cominciano le stranezze. Invece di fuggire subito si ferma per un'altra mezz'ora, rovista, infila in tasca qualche oggetto di scarso valore e se ne va dalla porta posteriore.
Un delitto orrendo ma alle prime battute, anche piuttosto «facile». L'uomo è stato ripreso nitidamente ripreso dalle telecamere inoltre, avendo agito senza guanti, ha lasciato impronte e tracce di dna. L'ottimismo degli investigatori svanisce però ben presto. Dal'Afis, l'archivio centrale della polizia dove sono schedate milioni di impronte di pregiudicati, non emerge nulla. Dovrebbe comunque essere un italiano, dalle immagini risulta dialogare senza difficoltà con la vittima, ma si prova ugualmente un confronto con gli stranieri fotosegnalati. Niente da fare, non c'è.
La matassa anziché dipanarsi sembra farsi sempre più ingarbugliata. La pm Nadia Calcaterra rinuncia alle ferie già programmate, il comando provinciale di Varese blocca le licenze e mette una quarantina di uomini a investigare. Rivelatesi senza esito le comparazioni con foto e impronte di pregiudicati e stranieri si inizia a lavorare sui cellulari. Un lavoraccio lungo e paziente e neppure sicuro. Si tratta infatti di farsi dare dai vari gestori telefonici tutti numeri di telefono agganciati dalle celle sopra il negozio di Maria Angela e cominciare spuntarli. Sempre nella speranze che l'assassino ne avesse uno: ne fosse stato sprovvisto sarebbe un guaio.
Nel bel mezzo delle indagini, qualche giorno fa arriva una segnalazione che sembra proprio quella giusta. Un agente della polizia stradale ha appena finito il suo turno e verso le 3 di notte è al banco dell'area di servizio Lario Est dell'Autolaghi, carreggiata est, quella diretta verso la Svizzera. Incrocia un uomo della stessa età del ricercato, stessi capelli corti, stessa stempiatura, stesso volto paffuto. L'individuo esce dal bar e sale su un'auto targata Ticino e parte verso il confine. L'agente annota scrupolosamente la targa e chiama subito i colleghi ma non riesce a farlo fermare prima della frontiera. Poco male. Gli investigatori italiani si mettono in contatto con i colleghi elvetici a cui mandano gli estremi dell'auto, le foto, le impronte digitali e la sequenza genetica del sospettato. I gendarmi ticinesi lo individuano in fretta ma è un buco nell'acqua: la foto corrisponderebbe anche, ma l'uomo ha un alibi di ferro e le impronte digitali neppure si assomigliano.
Per questo la catena di negozi di compravendita di oro usato, Mirkoro, ha offerto una taglia di 50mila euro. I titolari della catena infatti conoscevano personalmente la signora Granomelli e per questo motivo hanno deciso un gesto «forte». «La somma - spiegano - verrà erogata a chi consegnerà l'individuo alle autorità e nel caso di cattura da parte delle forze dell'ordine, il premio sarà devoluto seguendo le indicazioni dell'Arma».

Commenti

mrwatson52

Sab, 24/08/2013 - 16:26

E' l'inequivocabile ulteriore risultato del business della videosorveglianza. Tentare di sostituire gli uomini in divisa sul territorio con le telecamere e pura follia. Le telecamere per quanto possano essere un utile strumento per le successive indagini non sono un deterrente e non sostituiscono i servizi di prevenzione e controllo effettuati dagli uomini a ciò preposti.