L'«Italiano» che riesce a farla in barba ai cinesi

Il titolare Liso: «Assumo soltanto chi è disposto a fare anche il ragazzo di bottega». Presto aprirà il suo settimo negozio

Paola Fucilieri

Il percorso del parrucchiere da uomo Sebastiano Liso a 45 anni è decisamente in salita, verso una meta ambita, con il vento a favore e un futuro che s'intravede roseo. Da ragazzo di bottega venuto dal Sud, dalla Puglia, a primo presidente provinciale milanese Assoacconciatori per la Confesercenti e comproprietario di quasi sette negozi in città (il prossimo sarà in zona Sempione, ma le trattative sono solo all'inizio, quindi per ora indirizzo top secret) il passo non deve essere stato di sicuro né breve né facile. Soprattutto di questi tempi. Soprattutto con la crisi e le tariffe ultracompetitive dei parrucchieri cinesi che imperano sul mercato dei nostri barbieri, spesso costretti a licenziare dipendenti e ad attaccarsi a un pugno di clienti storici e affezionati. Liso e il suo socio e amico d'infanzia, l'immobiliarista di origini siciliane Elio Cirrito, per mandare avanti la catena dei loro negozi milanesi che hanno chiamato provocatoriamente L'Italiano - e dove dalle 8 alle 20, dal lunedì al sabato, capita anche di trovare una ventina di clienti in attesa - hanno assunto invece quiaranta ragazzi.

«Tutti venuti dal Sud, dove per fortuna esiste ancora la cultura del ragazzo di bottega e quindi hanno fatto esperienza - spiega Liso nel suo negozio storico di via Felice Casati 13 - Il ragazzo di bottega, infatti, il mattino va a scuola, magari frequenta l'accademia, ma il pomeriggio si reca rigorosamente in un vero negozio da barbiere per imparare direttamente da un professionista del mestiere come tenere in mano le forbici e tagliare i capelli su un uomo vero, non su delle teste di cartone. Poi lo stesso ragazzo spazza il pavimento, fa le pulizie, vive di mance. Proprio come facevo io». Tra i dipendenti ora ci sono anche quattro ragazze, tre italiane e una di origine ucraina. «Nel suo Paese, infatti, sono solo le donne a tagliare i capelli agli uomini. E infatti è bravissima».

Nel negozio di via Casati, tra questa strada «etnica» immersa nel caos di corso Buenos Aires e l'accademia per parrucchieri che allora era in via Mascagni, si è svolta la vita e ha preso forma il futuro di Liso. Prima di arrivare alla formula de L'Italiano (sul sito www.litalianoparrucchieri.it troverete tutti gli indirizzi dei negozi milanesi) con taglio e shampoo per dieci euro (roba da far preoccupare i cinesi) Liso, da ragazzo, è andato a scuola. «La mattina andavo a cercare clienti veri in piazza San Babila, militari o anziani che, allettati dal taglio gratis, mi seguivano docilmente in accademia a farmi da modelli davanti agli insegnanti. Mai lavorato sulle testine di cartone io!» racconta giustamente fiero. Quindi al pomeriggio faceva il ragazzo di bottega sempre in via Felice Casati, (ma al civico 25) da un vero barbiere che guarda caso era il papà del suo attuale socio. Da Cirrito padre, quindi, Liso ha rilevato in seguito il negozio, assumendo il suo ex titolare come dipendente fino al giorno della pensione.

«Restavo fermo, senza lavorare, anche tre ore, tra un cliente e l'altro - ammette - Così con Elio ci venne l'idea di creare qualcosa di nuovo, mantenendo la tradizione italiana del taglio maschile dei capelli, arte per la quale non credo il nostro Paese sia secondo a nessuno, ma anche svecchiando l'ambiente e al tempo stesso instaurando un vero rapporto con il cliente: ci vogliamo rendere conto che gli uomini hanno solo noi barbieri per parlare e confidarsi? In molti continuano a chiederci come possiamo avere tariffe così basse. Ma è chiaro: con la mole di lavoro! I ragazzi assunti sono tanti, fanno i turni sulle 12 ore, sei giorni su sette. Il mio sogno è di fondare un'accademia di parrucchieri che si chiami proprio come la nostra catena, L'Italiano».

Per adesso - oltre a fare i capelli a star mondiali come Roberto Bolle o a curare la chioma a Paolo Limiti - come presidente della categoria s'impegna a raccogliere i malumori dei suoi colleghi in vista di ricreare una sorta di appeal intorno all'arte del barbiere magari riorganizzando quelle esibizioni-manifestazioni «che da troppo tempo - conclude Liso - purtroppo non si fanno più». Visti i suoi successi e i tempi grami di molti altri (a Milano i barbieri sono circa settecento) però, finora la categoria si è mostrata con lui piuttosto impenetrabile.