L’ultima telefonata d’addio

È difficile non essere sopraffatti dalla commozione parlando di Mario Talamona, della sua sensibilità, della sua disponibilità e della sua cultura. Quasi mi sembra impossibile dover tracciare di lui un ricordo tanto è ancora lontana la percezione della sua scomparsa. Né potrebbe essere diversamente perché, nonostante il male devastante che lo aveva colpito ha continuato fino all’ultimo a essere un affidabile collaboratore, anzi un amico. Ieri la sua ultima telefonata per dirmi che aveva firmato la delibera rendiconto della gestione 2005. Penso che fosse un messaggio... un addio dicendo che lui, il suo lavoro di assessore al bilancio, aveva voluto completarlo con questo ultimo atto. Al di là delle parole sapevamo entrambi ciò che stava per accadere. Lui per discrezione, io per non offendere la sua sensibilità, ci siamo sforzati di credere che ci fosse dato ancora del tempo per incontrarci e parlare.
Ricordo quando nel giugno del 2001 entrò a far parte della seconda Giunta di questa Amministrazione. Il peso del suo curriculum professionale destava in tutti un certo timore. Lo sapevamo economista di primo piano, docente universitario stimato ed editorialista di spessore. Ma nulla di tutto questo ha mai compromesso il suo rapporto né con gli assessori né con i membri dell’opposizione in Consiglio Comunale. Con garbo ha sempre fatto prevalere la sua preparazione professionale che si è rivelata indispensabile in situazioni spesso molto complesse. Ne sono state un esempio la privatizzazione dell'Aem, il recupero dell’evasione fiscale, la rinegoziazione del debito e la gestione dei bilanci comunali.
Tuttavia, nonostante la materia, Mario Talamona era uomo tutt’altro che arido, anzi il suo carattere, plasmato da una profonda umanità, era molto attento ai valori della tradizione e della cultura. A lui si deve il volume sul Palazzo della Ragioneria che, sede del suo assessorato, tanta parte aveva avuto nella storia politica ed economica di Milano. Con quell’opera ha ridato prestigio a piazza Scala, agli uffici del Comune, al mondo della finanza milanese e al passato di questa città che in Italia ha sempre avuto un ruolo di primo piano. È stato un regalo che ha fatto a me, che ha fatto a noi tutti. In quell’occasione come nel resto dei suoi atti, Mario Talamona si è porto con la modestia delle persone di grande intelligenza e profonda ricchezza interiore. E in silenzio, quasi in sordina, adesso se n’è andato lasciandoci un altro libro, quello della sua vita, tutto da sfogliare.
*Sindaco di Milano