L'accusa della Caritas «Bande criminali gestiscono i profughi»

Una sveglia della Caritas al governo perché intervenga in aiuto dei profughi e eviti di lasciare rifugiati e migranti in mano alla criminalità organizzata. Se necessario, dichiarando «lo stato di emergenza nazionale». Una critica alla Regione Lombardia e ai Comuni che fanno «resistenza» e non cooperano. E anche un invito a concertare a livello nazionale l'accoglienza, per distribuire i profughi tra le diverse Regioni. Con un appello a «tutte le forze politiche e sociali sane del nostro Paese» ad affrontare insieme l'urgenza della povertà e degli sbarchi.
È il risultato di una lunga sessione di lavori delle Caritas lombarde riunite. Si difende il presidente della Regione, Roberto Maroni. E assicura che la Lombardia si muoverà a breve. «La buona notizia è che il governo ha messo 360 milioni: noi come Regioni non abbiamo compiti operativi ma solo di coordinamento e ho chiesto all'assessore Bordonali di convocare i Comuni la prossima settimana per capire come loro possono organizzarsi e come la Regione possa aiutare».
L'attenzione principale del documento è allo strapotere della criminalità organizzata. La malavita specula sui barconi della speranza, che diventano barconi della morte, e sui rifugiati che cercano di lasciare l'Italia diretti verso il Nord Europa. È urgente «un'azione adeguata da parte del governo senza la quale si rischia di lasciar spazio alla malavita organizzata», scrivono nel documento comune i direttori delle Caritas della Lombardia.
Violenta è la denuncia di come la criminalità la faccia da padrona. E gli operatori Caritas sanno quel che dicono, dal momento che sono molto attivi, e in modo capillare, sul territorio. «Non possiamo nasconderci il fatto che, dopo aver affrontato i pericoli di una traversata su barconi fatiscenti messi a loro disposizione non certo da associazioni umanitarie, chi è fortunato e si salva è costretto o ad affidarsi nuovamente alla malavita per raggiungere il Paese che lo potrebbe ospitare». L'alternativa è finire in strutture di fortuna ed essere «posteggiati» per anni in attesa di identificazione.
E veniamo alla critica alla Regione e ad alcuni Comuni, in particolare della provincia di Bergamo. «Si ravvisa in Lombardia la resistenza di alcune istituzioni locali, che trovandosi a subire decisioni governative in una situazione sociale già molto difficoltosa, segnata dalla crisi occupazionale e da una mancanza significativa di risorse, si chiamano generalmente fuori da questa vicenda». E ancora: «Pur avendo talvolta a disposizione spazi dignitosi di accoglienza non vogliono o non possono metterli a disposizione».
Le Caritas delle Diocesi lombarde, già in prima linea nell'emergenza del 2011, hanno già messo a disposizione centinaia di posti letto per accogliere profughi e persone in fuga da condizioni di degrado. Insieme con i direttori, ha lavorato alla stesura del documento Paolo Foglizzo di «Aggiornamenti Sociali». E ha partecipato monsignor Giuseppe Merisi, presidente nazionale della Caritas.
Tra le proposte, portare aiuto con l'Onu nei Paesi da cui partono i migranti: «Riteniamo si debba avere il coraggio di osare un'azione decisa di intervento nei Paesi di provenienza, nonché sulle rotte della speranza e della disperazione». E «corridoi umanitari» che permettano il raggiungimento dei diversi Paesi europei.

Commenti
Ritratto di centocinque

centocinque

Sab, 12/07/2014 - 12:07

Se ne è accora tardi.... ma va bene lo stesso.