«Lady acido e lo stupro inventato»

Martina Levato: «Antonio Margarito tentò di violentarmi». Ma il gip archivia: «Da lei solo bugie»

Il pm si è trasformato in una specie di avvocato difensore «aggiunto». E a chiesto - ottenendolo dal gip - che l'accusa contro Antonio Margarito, 23 anni, venisse archiviata. Una dinamica processuale inconsueta, ma che dimostra come la denuncia per violenza sessuale presentata da Martina Levato contro Margarito fosse menzognera. Martina Levato, 22 anni, è la studentessa bocconiana (diventata mamma nel giorno di Ferragosto) condannata a 14 anni di carcere per aver aggredito con l'acido il suo ex fidanzato, Pietro Barbini. Un agguato criminale (con la complicità del suo compagno, Alex Boettcher, pure lui condannato a 14 anni) risalente al 28 dicembre 2014. Ma sette mesi prima (il 19 maggio), Martina Levato, aveva incontrato a Milano lo studente della Cattolica, Antonio Margarito.

«Martina mi telefonò, aveva fretta di vedermi - spiega al Giornale Antonio Margarito, attraverso le parole riportate dal suo avvocato, Roberto Parente -. Volle che ci appartassimo in un parcheggio. Cominciò ad accarezzarmi. Poi mi disse: “copriti gli occhi, voglio farti una sorpresa“. Improvvisamente sentii sulla coscia una fitta terribile. Aprii gli occhi e vidi che impugnava un coltello. Dalla mia gamba uscivano fiotti di sangue. Stava per vibrare un secondo fendente. Ma riuscii a parare il colpo ferendomi alla mano. Aprii la portiera e scappai. Denuncia il fatto alla polizia. Perfino il mio avvocato stentava a credermi. Sembrava una storia inventata».

«Ma sei mesi dopo - conferma al Giornale l'avvocato Parente - venimmo a sapere che una ragazza era stata arrestata per aver gettato dell'acido sul volto di un ragazzo. Era lei, Martina Levato, la stessa che aveva ferito Antonio. A quel punto il quadro generale è risultato più chiaro».

Martina voleva - nel delirante progetto di “purificazione“ concordato col suo compagno Alex - punire tutti i suoi ex fidanzati. Non a caso alla «coppia diabolica» è stata contestata l'associazione a delinquere.

Dal diabolico sodalizio Levato-Boettcher era venuta fuori una vera e propria «black list», e in questa lista nera Antonio Margarito figurava al primo posto. Con lui Martina usò il coltello, con Pietro Barbini invece inaugurò invece il «filone dell'acido» che sarebbe poi proseguito per colpire anche altri due giovani (Stefano Savi e Giuseppe Carparelli), «rei» di aver intrattenuto brevi rapporti con Martina. Ma i guai per Antonio Margarito non erano finiti lì.

«Dopo mesi - spiega ancora l'avvocato Parente - venimmo a sapere che la Levato aveva denunciato Antonio per tentata violenza carnale, proprio in riferimento all'episodio in cui Margarito era stato invece ferito. Insomma, un clamoroso ribaltamento di ruoli: la vittima descritta come un carnefice. E viceversa. Una denuncia chiaramente priva di basi. Non a caso il pm aveva chiesto subito l'archiviazione. Archiviazione alla quale i difensori della Levato si sono però opposti. Ma ieri il gip ci ha dato ragione. Resta per Antonio l'enorme amarezza di aver convissuto per mesi con l'accusa infamante di essere stato uno stupratore. Una ferita ancora più dolorosa di quella infertagli sulla gamba da Martina Levato». Alla quale il pm ha ora contestato le accuse di lesioni e calunnie.

Gali anni di carcere cui sono stati condannati Martina Levato e il suo compagno Alex Boettcher