Lady dentiera in lacrime: «Ora voglio chiarire tutto»

Interrogata dal pm, Paola Canegrati inizia a collaborare Il gip: Rizzi resti in carcere. Indaga anche la Corte dei conti

Cristina BassiMaria SorbiÈ scoppiata in lacrime Maria Paola Canegrati, «lady dentiera», interrogata ieri nel carcere di San Vittore dal pm di Monza Manuela Massenz. L'imprenditrice, in cella da una settimana per lo scandalo degli appalti in odontoiatria, è stata ascoltata per sette ore consecutive ed è apparsa molto provata. «La mia cliente - spiega l'avvocato difensore, Leonardo Salvemini - ha avuto momenti di cedimento, è più che comprensibile. Umanamente è in una situazione pietosa, è provata, non vede l'ora di poter riabbracciare la propria famiglia e il figlio». Al magistrato la «zarina» dell'odontoiatria lombarda ha detto, come spiegato dal suo difensore, di voler «collaborare» affinché «emerga la verità». Le «responsabilità» individuate nelle contestazioni della Procura, ha aggiunto il legale, «sono molto rilevanti» e quindi Canegrati intende «chiarire tutto». Per questo sarà ascoltata ancora e a lungo nei prossimi giorni dal pm. «Serviranno almeno altri due incontri con il pm, non ancora fissati - spiega Salvemini - Per quanto riguarda una nuova richiesta di domiciliari, è prematuro, occorre cautela». Quel che è certo invece è che i domiciliari non verranno concessi a Fabio Rizzi, il presidente della commissione Sanità e autore della riforma sanitaria voluta da Roberto Maroni. Il gip di Monza ha respinto la richiesta di concessione presentata dai suoi legali. Ai domiciliari è invece la compagna di Fabio Rizzi, Lorena Lidia Pagani che è stata sentita, nell'ambito dell'interrogatorio di garanzia. La donna è stata arrestata in quanto la Procura di Monza la ritiene «prestanome» delle mazzette ricevute dall'esponente leghista. «La mia assistita - ha spiegato l'avvocato Monica Alberti, che difende anche Rizzi - ha chiarito le circostanze che la riguardano». Dopo gli arresti anche la Procura della Corte dei Conti ha aperto un'indagine. «In merito alla vicenda delle numerose turbative d'asta verificatesi nell'ambito degli appalti pubblici nella sanità lombarda - è scritto in una nota - la Procura Regionale della Corte dei conti ha avviato un'autonoma attività di indagine, al fine di accertare gli eventuali pregiudizi all'erario, cagionati da numerosi amministratori e funzionari pubblici coinvolti nella vicenda». E non finisce qui. Al di là dei risvolti politici della vicenda, la regione Lombardia ha fretta di fare pulizia in un sistema che ha spesso dato spazio a consulenze sospette e spazi di manovra negli appalti. Per questo il presidente Roberto Maroni, dopo essersi consultato con il presidente dell'Autorità anticorruzione Raffaele Cantone, ha deciso di istituire un'agenzia anticorruzione lombarda. Un organo di garanzia i cui membri verranno nominati dal Consiglio regionale e vigileranno per impedire qualsiasi tipo di turbativa d'asta. «Il piano anticorruzione presentato dal presidente Maroni è di grande impatto operativo e assai articolato nelle diverse misure che verranno poste in essere» commenta il capogruppo di Maroni presidente, Stefano Bruno Galli. Il capogruppo della Lega Massimiliano Romeo lancia un appello perché si voti il prima possibile il pool che applichi le nuove regole: immediata rotazione dei dirigenti sanitari, audit delle procedure d'appalto, separazione tra gare e capitolati e protezione del dipendente che decide di segnalare eventuali comportamenti scorretti.