L'aggressione a Bettarini: altri colpevoli mai arrestati

Aveva fatto discutere la decisione del giudice di concedere i domiciliari al 30enne condannato a nove anni di carcere per aver accoltellato il primo luglio scorso fuori dall'Old Fashion Niccolò Bettarini. I magistrati avevano sottolineato di voler puntare sulle opportunità di un percorso riabilitativo dell'imputato. Ora le motivazioni della sentenza emessa dal gup Guido Salvini rivelano che Davide Caddeo, che ha l'obbligo di curarsi dalla propria dipendenza dalla cocaina e di lavorare, ha inviato una lettera a Bettarini.

Ha scritto, riporta la sentenza che il 18 gennaio ha condannato altri tre aggressori per tentato omicidio, «di aver compreso durante la carcerazione i molti sbagli commessi». Il 30enne assicura «di essere determinato» a seguire «un programma che lo aiuti a uscire dalla tossicodipendenza che lo ha portato ad azioni come quella avvenuta». Nelle motivazioni il gup chiarisce che il 20enne non venne accoltellato in quanto «figlio di Bettarini». Sembra infatti che «nessuno o quasi nessuno» dei giovani fuori dalla discoteca «lo conoscesse» né pare che l'aggressione «fosse dall'inizio mirata alla sua persona». Gli aggressori di Niccolò Bettarini, si legge ancora, non sarebbero solo quelli finiti a processo. Ci sarebbero altre persone che lo hanno colpito con calci, pugni e coltellate. I colpevoli dunque «non si esauriscono nelle quattro persone» condannate a pene da cinque a nove anni di carcere. Ci sono altri «gravemente sospettati di aver avuto un ruolo attivo» e che sono riusciti a «sfuggire alle indagini». Salvini spiega inoltre che il figlio di Simona Ventura rischiò di morire e che la sua «provocazione, magari involontaria» è comunque «poco rilevante».

A Caddeo, difeso dall'avvocato Robert Ranieli e accusato di aver sferrato le nove coltellate, il giudice ha inflitto appunto la condanna più pesante. Pene diverse per gli altri tre imputati: cinque anni e sei mesi ad Alessandro Ferzoco (difeso da Mirko Perlino), sei anni e sei mesi ad Albano Jakej (difeso da Daniele Barelli) e cinque anni ad Andi Arapi (difeso da Fabrizio Cardinali). Per il giudice infine «è doveroso ricordare che l'immediato esito positivo delle indagini (coordinate dal pm Elio Ramondini, ndr) è stato reso possibile anche dal senso civico dimostrato dal tassista» sulla cui «vettura erano saliti dopo il fatto due degli aggressori». Resosi subito conto che i giovani potevano essere «responsabili dell'episodio di cui aveva appreso poco prima mentre transitava dinanzi alla discoteca, ha subito attivato il sistema di ripresa audio e video interno».