L'albero della Cuccagna è il cibo del pianeta arte

Al via oggi la mostra itinerante sul celebre mito rivisitato da 43 artisti. Si parte da S. Gimignano

Giardino, se è vero che tu fosti madre della nostra prima casa, è vero che tu, albero, fosti il padre del cibo nei tuoi carnali frutti. L'albero come simbolo del supermarket dei sogni si trova in tante culture, a cominciare dalla Bibbia, ma il tronco mangereccio più famoso resta l'Albero della Cuccagna, che affonda le radici nelle origini del mito in tutta Europa, iniziando da quelle celtiche. Considerato il tema di Expo, Achille Bonito Oliva un anno fa pensò a una mostra, «L'albero della cuccagna. Nutrimenti dell'arte», che prendesse avvio dall'Esposizione Universale, ne protraesse l'eredità nel tempo e soprattutto nello spazio grazie al simbolo edonistico in cui il cibo non costa sudore della fronte, ma è elargito per magnaminità celeste, come ha ricordato Davide Rampello, curatore del Padiglione Zero di Expo.

Ieri a Expo Gate il critico partenopeo ha narrato nascita e sviluppi del progetto, che con il patrocinio di Expo inizia oggi con la prima inaugurazione a San Gimignano, inaugurazioni che si susseguiranno fino al 10 ottobre lungo tutta la Penisola. Quarantatre artisti presentano le loro installazioni da Biella, Bolzano, Bologna, Napoli, Potenza. «Ho iniziato a occuparmi del rapporto arte-cibo una ventina d'anni fa quando creai a Erice «Nutrimenti dell'arte». Non basta celebrare in modo metodico questo fondamentale connubio, ma bisogna crearlo nell'alveo della libertà» ha detto Bonito Oliva.

A Milano la mostra sarà presente alla Bicocca e alla Fondazione Mudima, che ospiterà dall'8 al 31 ottobre un'installazione di Ben Vautier del 1989 dal titolo «N'import quoi est musique», un pianoforte verticale a cui sono appesi stoviglie, giocattoli, soprammobili, perché gli oggetti sono diventati «cibo» indispensabile del capriccio divorante. «Mi fa piacere che la rassegna inizi e prosegua in contemporanea con l'anno scolastico, perché vorrei che il pubblico dei ragazzi si avicinasse all'arte» ha sottolineato Bonito Oliva. Discorso complesso nell'epoca di internet che ha spolpato il rapporto corporeo con l'opera e scarnificando la sua essenziale natura di nutrimento fisico-sensoriale.

Dalla Roccacia dei Monti Sibillini, al museo del Fumetto di Cosenza, artisti quali Grazia La Padula, Paul Renner, Remo Salvadori, Alfredo Jaar, Gianfranco Baruchello presentano la loro visione della pianta divenuta una sfida in molte feste di paese. Coinvolto anche il fotografo Oliviero Toscani. Un'impresa «napoleonica» quella di Bonito Oliva d'accordare istituzioni di tanti territori per celebrare in fondo quello che è stato «il cammino glorioso dell'Esposizione Universale».