L'alfaniano Podestà trova in Provincia il suo «soccorso rosso»

Ormai sul punto di passare di moda in parlamento, le «larghe intese» dismesse da Roma rischiano di essere riciclate a Palazzo Isimbardi. La sede di una Provincia il cui destino è sempre più misterioso e dove quindi i giochi per riposizionarsi sugli scranni di un'eventuale città metropolitana danno vita a equilibrismi da veri acrobati della politica. Senza molto clamore.
Fibrillazioni che stanno emergendo ancor più evidenti durante le sedute per approvare il Ptcp, sigla similsovietica che sta a indicare il Piano territoriale di coordinamento provinciale, in soldoni le norme che dovranno regolare edificazioni, sviluppo infrastrutturale e verde nel rapporto tra Milano e i comuni della provincia. Gli indirizzi generali di assetto del territorio, rispetto ai quali i singoli Comuni sono chiamati a verificare la compatibilità dei loro strumenti urbanistici. Un documento già approvato nel giugno 2012 dal consiglio provinciale, ma che secondo le norme ha dovuto concedere un anno per recepire le controdeduzioni e passare nuovamente il voto dell'aula. E qui il progetto iniziale rischia di essere stravolto dai molti emendamenti presentati soprattutto dal centrosinistra e dalla sinistra più estrema che oltre alle osservazioni di merito hanno messo in campo un prevedibile ostruzionismo per impedire la sua approvazione. Particolarmente attivi il vendoliano di Sel Pietro Mezzi, Luca Gandolfi dell'Italia dei valori (ancora superstite in Provincia) e Massimo Gatti di Rifondazione comunista. Loro il pacchetto di emendamenti che potrebbe far superare il limite fissato a gennaio e far saltare il nuovo piano territoriale. Ipotesi da non escludere vista la balcanizzazione del centrodestra ormai diviso addirittura in cinque gruppi (Forza Italia, Nuovo Centro destra, Controcorrente per il territorio, Lega Nord e Centrodestra nazionale), più quello Misto. Una galassia che il presidente della Provincia Guido Podestà, per anni berlusconiano di ferro ma ora passato con gli «alfaniani» di Ncd, fatica a governare. Se non fosse che in suo aiuto è arrivato solerte il Pd che ha più volte garantito il mantenimento in aula del numero legale.
Un atteggiamento di appoggio a Podestà non nuovo in questo declinare di amministrazione. E confermato da tanti segni, tra cui il ritorno della squadra degli uomini forti della Provincia dell'era Penati come Marcello Correra che fu potente direttore centrale della presidenza e che ora Podestà ha promosso vicedirettore generale e Giovanni Giagoni che, allora direttore del Personale, è stato promosso direttore generale.

Commenti
Ritratto di max2006

max2006

Mer, 11/12/2013 - 21:51

Cosa dire: il dagli al Berlusca ha preso anche quello che una volta era il più fidato collaboratore del Cav a Milano. Pazienza ce ne faremo una ragione. Poi però non ci vengano a dire di votare per loro. Quasi quasi mi unisco ai forconi.