L'allarme dalle periferie: «Ora siamo abbandonati»

L'attenzione alle periferie? Non pervenuta. Fra tutte gli impegni politico amministrativi era forse quello più popolare. E nelle urne ha reso, eccome. La promessa di dedicare più tempo, spazio e risorse ai quartieri periferici di Milano, con tutti i loro problemi sociali, legati a un'urbanizzazione troppo rapida e disordinata. E invece, due anni dopo, è sulle periferie che si misura la distanza fra le ambizioni sbandierate dalla sinistra e il lavoro concreto dei suoi uomini. L'allarme arriva da chi i quartieri periferici li conosce bene, come i problemi di chi ci abita - soprattutto giovani. E arriva dopo il drammatico caso di quel giovane padre che, proprio in un contesto del genere, ha tentato di annegare il figlioletto neonato nel lavandino di casa. «Purtroppo - spiega la portavoce del network “Giovani di frontiera” Silvia Davite - sono molti i casi drammatici cui assistiamo negli ultimi tempi in questi quartieri». Il network riunisce alcune centinaia di volontari (sono circa 40 quelle attive e in prima linea) che si occupano dei problemi delle periferie milanesi. «Pochi giorni fa un ragazzo si è suicidato a Niguarda. Un ragazzo perbene, con un lavoro saltuario, che purtroppo non aveva più legami familiari ed era rimasto solo». La crisi economica è pesante, certo. E spiega tanto, ma non tutto. «Di recente - spiega Silvia - ci siamo occupati del caso di una giovane donna, e madre, che si è trovata senza lavoro e con la figlia da accudire. Questa ragazza in passato aveva occupato abusivamente una casa e questo le precludeva la possibilità di ottenerne un'altra, cui normalmente poteva aver diritto, in deroga. Ebbene, questa ragazza è stata in Comune e si è sentita dire che non c'era niente da fare». In realtà i servizi comunali hanno diverse strade. Gli strumenti non mancano. «Fino a pochi anni fa, con l'assessore Mariolina Moioli, casi del genere erano affrontati con le case famiglie. Stavolta non lo si è fatto. Né si è pensato a una soluzione provvisoria, come poteva essere l'albergo. La priorità, in casi del genere, con un minore, è fare qualcosa, non rispondere solo con un rifiuto a una richiesta di aiuto». «Da poco, grazie a una riforma che fra l'altro è stata chiesa all'unanimità in Consiglio comunale a Milano, la Regione ha introdotto questo strumento della commissione composta da Aler, servizi comunali ed esperti, che può operare in deroga rispetto ai criteri di assegnazione. Non si è voluto utilizzare». La denuncia del network, insomma, è molto chiara: «C'è chiaramente una carenza di azione di governo nei confronti dei cittadini e delle famiglie delle periferie. Chi amministra Milano - dice Silvia - si occupa solo dei radical chic». Anche la crisi, poi, potrebbe essere affrontata con alcune misure, concrete. Alcune sono state adottate in passato. «Per fare qualcosa Abbiamo proposto - spiega ancora - un accordo che consenta di concedere gli spazi sfitti di Comune e Aler a artigiani o piccoli imprenditori che fanno lavorare dei ragazzi. Anche questa proposta è rimata inascoltata, non solo dagli amministratori, anche dai sindacalisti». «Quando si è trattato di dare spazi agli “amici” non hanno avuto esitazioni».