L'alpino che sfidò il Polo per soccorrere Nobile: il viaggio per immagini

il viaggio per immagini In mostra le foto del soldato bergamasco che combattè due guerre e vinse tre medaglie

Due guerre mondiali. Il conflitto colonialista in Etiopia. la spedizione alla ricerca di Nobile schiantatosi sul Pack. La vita di Gennaro Sora - che a dispetto del nome era bergamasco di Foresto Sparso - fu avventurosa e ai limiti dell'eroismo. Cinquantasei anni di tragedie e sofferenze che si conclusero là dove erano cominciati, perché nel secondo dopoguerra l'alpino Sora, congedato da colonnello, trascorse la sua vita in paese e a stroncarlo fu un attacco cardiaco che poté più delle baionette austro-ungariche e delle truppe inglesi nel Corno d'Africa. Sopravvisse a tutto, ghiacci compresi. Tranne a quel cuore che non aveva mai considerato un minaccioso nemico.

Poco o nulla lo intimoriva. Dal giorno del battesimo del fuoco - era il maggio 1915 sull'Albiolo - Sora aveva dimostrato che tra i suoi difetti non c'era la mancanza di coraggio. Nel 1916 strappò al presidio austriaco il Torrione e lo assicurò al plotone di Cesare Battisti di cui era amico e commilitone. L'impresa gli valse una medaglia d'argento, alla quale ne sarebbero seguite altre due. Nulla di strano che di lì a tredici anni - quando venne a sapere che Umberto Nobile si era schiantato sul Pack con il dirigibile Italia - non si lasciò sfiorare dalla minima esitazione. A bordo della nave «Città di Milano» si sottrasse agli ordini del comandante Romagna Manoja e non si curò se quel gesto significava insubordinazione. Sora, scelto come capo della pattuglia alpina aggregata a Nobile, salpò senza autorizzazione con la baleniera «Braganza» alla ricerca dei naufraghi sulle tracce di quella tenda rossa, riparo degli uomini dell'esploratore.

A distanza di 91 anni dal decollo del dirigibile Italia, partito da Baggio proprio il 15 aprile del '28, il museo della Scienza e della Tecnologia inaugura una mostra, dedicata alle fotografie che l'allora capitano Gennaro Sora scattò nel viaggio verso la famigerata tenda rossa. Riunito un equipaggio ridotto all'osso con l'ingegnere danese Ludovico Warming, presto costretto a dare forfait per una malattia agli occhi e un espertissimo conduttore di cani da slitta, l'olandese Sjef van Dongen, il 18 giugno partì per dare soccorso all'eroe del volo italiano.

La spedizione - prima via mare e poi in marcia sul Pack - durò 25 giorni e si spinse da Capo Nord alle Svalbard fino all'isola di Foyn, da dove fu difficilissimo procedere oltre. Il salvataggio fu impossibile ma il gesto eroico rimase impresso nella memoria e nella storia. Soccorso a sua volta da idrovolanti svedesi, Sora si trasformò suo malgrado in naufrago ma il sacrificio non è stato vano e il risultato è visibile in questa esposizione, compresa nel biglietto del museo, e allestita fino al 25 maggio, le date della spedizione. Sora, insomma, torna a casa. La celebrazione delle sue gesta approda nella città dove tutto cominciò, un fiore all'occhiello degli alpini che di quel loro commilitone non hanno mai smesso di andare orgogliosi.