L'ambasciatore di Expo: «Così porto i big della Terra»

Parla l'uomo che ha invitato Putin, Cameron e Hollande «L'emozione più grande? Il messaggio di Papa Francesco»

Se ad Expo sono arrivati capi di stato come Vladimir Putin, James Cameron e Francois Hollande il merito è suo. E dell'enorme lavoro diplomatico cominciato il 31 marzo 2008, quando Milano diventò la sede dell'Esposizione. Bruno Antonio Pasquino, 51 anni, ambasciatore in Kirghizistan e in Kazakistan, tra i padiglioni di Rho ha il ruolo di commissario generale. «Sono quello - semplifica lui - che fa da trait d'union tra i partecipanti, il governo e l'organizzazione. Sono una sorta di arbitro che interviene laddove non si trova una soluzione nel caso in cui dovessero sorgere controversie tra i Paesi e Expo». Per ora è filato tutto liscio. Anzi, di più. Solo per fare un esempio, il ministro degli Esteri di Israele ha voluto visitare il padiglione degli Emirati Arabi, dando un segnale di apertura mai visto prima. «L'Esposizione si sta rivelando una piattaforma diplomatica che permette incontri fra Stati che, altrimenti, sarebbero molto difficili da organizzare».

Ogni visita ufficiale ha il suo protocollo, il suo cerimoniale e guai a sgarrare. Si tratta di preparativi dietro le quinte che vanno ben oltre le formalità ma che permettono che tutto funzioni bene, accoglienza e sicurezza comprese. «Rubo una citazione a Giuseppe Sala - spiega il commissario diplomatico -. Dice sempre che Expo deve essere sicura, gentile e pulita. Così lavoriamo noi. Ad esempio, quando viene qualche alta carica di stato, la sicurezza è massima ma non si vede, è molto discreta. Così funziona».

Da maggio a giugno a Palazzo Italia ci sono state 300 visite di capi e ministri di tutto il mondo, di cui parecchie decise all'ultimo momento, facendo impazzire gli staff e ribaltando i programmi. Ma - regola fondamentale - senza mai darlo a vedere. Uno degli ultimi fuori programma è di questi giorni: la presidente brasiliana Dilma Rousseff ha annunciato il suo arrivo. E via coi preparativi.

I national day dei vari stati sono 121 e una trentina di questi verranno celebrati a settembre. I rapporti con ognuno di essi sono stati fitti ben prima che cominciasse il viavai sul Decumano. E così si scopre che inizialmente il governo olandese non voleva partecipare ad Expo ma alla fine è stato convinto dagli imprenditori privati e dalla municipalità di Rotterdam. Parigi invece ha subito espresso parecchio interesse all'Esposizione italiana poiché si vuole candidare ad ospitarla nel 2025 e dovrà presentare la sua proposta al Bie nel giro di pochi mesi.

Una delle visite più piacevoli? «Quella del presidente dell'Ecuador Rafael Correa. Assieme a lui e alle sue figlie ho assistito allo spettacolo del Cirque du soleil , abbiamo mangiato assieme un risotto alla milanese. È stato davvero bellissimo leggere l'entusiasmo sui loro volti». Pasquino, che ha girato mezzo mondo, ora gira di Paese in Paese nell'arco di 1,5 km. E, ripercorrendo queste giornate intense, ammette che il momento più emozionante è stato il messaggio del Papa all'inaugurazione del primo maggio. Dietro quel messaggio c'è stato un enorme lavoro di contatti e accordi. E per un diplomatico come lui, vedere sul maxischermo il volto di Papa Francesco che si rivolge alla platea mondiale è una soddisfazione impareggiabile. E poi ci sono anche gli incidenti diplomatici. Uno fra tutti? «Mi sono rivolto alla regina del Belgio chiamandola altezza reale anziché maestà. Lei è stata così regale da non farmelo notare».