L'Angiolin del Campari torna in Galleria

Dopo cent'anni il «Camparino» espone la scultura dei messaggi d'amore

Dopo quasi cent'anni torna in centro e visibile a tutti l'Angiolin del Campari che per molti era piuttosto l'Angiulin. A esporlo per tutto il mese di agosto sarà il «Camparino in Galleria», uno dei locali storici più amati dai milanesi e dai turisti di tutto il mondo che nei loro giri così spesso inseriscono un aperitivo bevuto ai suoi tavolini con vista sul Duomo e sulle sue guglie. E così da ieri, nella tradizionale esposizione accolta dal locale durante la chiusura estiva, si può ammirare la meravigliosa scultura in marmo, datata tardo Ottocento e opera del pavese Giovanni Spertini che raffigura un puttino nudo a cavalcioni di un delfino e con i piedi puntati sulla valva rovesciata di una conchiglia. A fargli da sfondo i meravigliosi mosaici di Angelo D'Andrea, i preziosi intarsi del banco creato dall'ebanista Eugenio Quadri e i lampadari del fabbro-artista Alessandro Mazzucotelli.

Un ritorno per l'Angiolin che ritrova la sua collocazione originaria quando decorava l'ingresso del Caffè Campari inaugurato nel 1867 all'angolo tra la galleria e piazza Duomo. Un'opera che era considerata un po' come il punto d'incontro e di scambio di messaggi scritti - galanti in particolare, ma anche d'affari e spesso cifrati - che venivano depositati nel cestello che il puttino regge sopra la testa.

Nel 1919, dopo la fine della Grande Guerra, l'Angiolin era stato trasferito nella sede della Direzione Campari in via Turati e successivamente nella Direzione di Sesto San Giovanni da dove il «Camparino in Galleria» con Teresa Miani e Orlando Chiari, lo ha recuperato per esporlo e regalare a milanesi e turisti del mese di agosto un po' di tradizione e di storia della città.