L'annuncio fa più danni dello sciopero

Al famoso «effetto annuncio», per cui uno sciopero manda in tilt una città anche se poi non sciopera nessuno, gli utenti dei mezzi pubblici milanesi sono dolorosamente abituati: sigle semiclandestine invitano all'astensione del lavoro tranvieri e macchinisti per una causa qualunque - dalla più nobile alla più astrusa - e l'indomani il milanese medio si mette pazientemente in coda sulla sua auto per cercare di raggiungere la scrivania, la scuola, l'ospedale. Le adesioni all'agitazione intanto sono state infinitesimali, accanto a lui, in coda, gli autobus circolano regolarmente, semivuoti. La fame nel mondo non è stata sconfitta, il Pm10 è salito alle stelle, ma il diritto allo sciopero è salvo.

Un Comune normale cercherebbe di neutralizzare in qualche modo il diabolico «effetto annuncio, o almeno di limitarne gli effetti. Ieri invece il Comune ha deciso di potenziare le conseguenze dello sciopero «transfemminista» (si chiama davvero così) indetto oggi in occasione dell'8 marzo, allargandole non solo al trasporto pubblico ma anche ai servizi di anagrafe. Centinaia di milanesi che, dopo mesi e mesi di attesa, dovevano recarsi questa mattina nelle sedi centrale o distaccate per chiedere la carta di identità elettronica si sono visti recapitare un messaggio sullo smartphone che diceva testuale: «Gentile cittadino, causa sciopero di domani l'appuntamento è stato annullato».

Una qualche forma di avviso era opportuno, non si discute: bastava, come si fa in altri campi, segnalare lo sciopero, e spiegare che forse il servizio non poteva essere garantito. E a quel punto stava al cittadino scegliere se rischiare e presentarsi ugualmente o chiedere un nuovo appuntamento. Invece il Comune - chissà perché - dà per assodato che i suoi dipendenti addetti alle carte digitali sciopereranno in blocco in modo da paralizzare il servizio. E poco conta se in passato scioperi così strampalati sono scivolati via senza che gli utenti neanche se ne accorgessero. No, stavolta l'assessore all'anagrafe Roberta Cocco ha deciso d'ufficio che i suoi dipendenti aderiranno compatti alla giornata di lotta. E pazienza se invece sciopereranno in quattro o cinque, e tutti i loro colleghi staranno lì, tutto il giorno a braccia incrociate - visto che gli utenti non si presenteranno - ma regolarmente pagati. Così grazie al Comune lo sciopero vedrà amplificata quella che è l'unica conseguenza sicura: rompere le tasche ai cittadini.