L'Aperitivo con il sax di Mitchell

Roscoe, l'erede di Coltrane, farà rivivere l'avanguardia «free»

Luca Testoni

A costo di sembrare «blasfemi», quello tra John Coltrane e Roscoe Mitchell, a metà degli anni Sessanta, fu una sorta di passaggio di testimone in ambito free jazz. Negli ultimi due anni della sua vita, tra il 1965 e il 1967, Coltrane si dedicò anima e corpo allo stile reso famoso soprattutto dai sassofonisti Ornette Coleman e Archie Shepp, e dal pianista Cecil Taylor. Consisteva in sostanza in un'evoluzione del jazz modale ,che abbandonava completamente le regole, soprattutto per quanto riguarda la struttura dei brani, la progressione degli accordi e l'armonia musicale. Coltrane divenne in breve tempo uno dei leader del movimento free jazz, che si raccolse intorno alla sua etichetta, la Impulse, e lasciò un segno indelebile con «Ascension» (1965), il suo ribollente manifesto spirituale in chiave free jazz, uno dei suoi tanti capolavori discografici. Nel 1966, Roscoe Mitchell (sax alto, clarinetto, flauto dolce), poco più che 26enne, esordiva alla testa di un sestetto del quale faceva parte anche il trombettista Lester Bowie, con «Sound», indubbiamente tra i dischi più radicali del Novecento. Di più, uno dei titoli chiave dell'intero movimento free di quel fantastico periodo. Magmatico, ostico e dalla libertà espressiva senza precedenti. Ancora oggi, a mezzo secolo di distanza, un album che sorprende e sconcerta anche gli ascoltatori contemporanei. Nessuna sorpresa, perciò, se Roscoe Mitchell, il vecchio leone del free jazz, futuro leader del collettivo Art Ensemble of Chicago, che può considerarsi il padre putativo di una fetta importante dell'avanguardia jazz, da Evan Parker fino a Matana Roberts, abbia deciso di confrontarsi alla sua maniera, e cioè «senza rete» e vincoli di sorta e con rigorosa irriducibilità, al repertorio di John Coltrane con progetto originale, ideato appositamente per «Aperitivo in Concerto». Un concerto davvero speciale, in programma domani mattina (ore 11) al Teatro Manzoni, in cui il 76enne sassofonista di Chicago sarà alla testa di un sestetto di quarantenni della scena di Chicago del quale fanno parte la violoncellista Tomeka Reid, la violinista Mazz Swift, il contrabbassista Junius Paul, il batterista Vincent Davis (l'unico che veleggia verso i sessanta, ndr) e la contrabbassista toscana Silvia Bolognesi. Obiettivo: evocare la grazia umana esovrumana del geniale Trane.