L'appello dei negozianti: «Liberalizzare le svendite» LA RICERCA E fare la spesa costa 60 euro in più

Vendite in calo. Magazzini pieni. E la prospettiva che anche se i saldi andranno bene, gli utili saranno comunque penalizzati. «Almeno il 50 per cento dei negozi ha già chiesto la riduzione del canone di locazione a Milano pur di sopravvivere», commenta Giuliano Pennati, direttore di Federmoda Milano che allarga le braccia e ammette: «Certo che sono già cominciati gli sconti, in un momento tale di crisi...». «sarà almeno un mese che le commesse avvisano che sono partiti gli sconti», rincara anche Alessandro Prisco, presidente di Ascomoda. La situazione - dicono - è pesante: c'è stato un ulteriore calo di vendite del 10 per cento quest'anno rispetto all'anno scorso dove avevano già incassato un meno 5-6 per cento. La Federmoda tiene un monitoraggio costante sull'andamento delle vendite e «tutti i mesi c'è sempre il segno meno davanti», dice. Da tre anni a questa parte. Lo scorso anno a dare un po' di sollievo c'era stato il via libera da parte della Regione all'avvio dei saldi un mese prima di quello che prevede la legge, sia a giugno che a dicembre. Quest'anno l'esperimento non è stato rinnovato, si è concluso l'8 giugno scorso. I saldi partono quindi il 6 luglio, durano 60 giorni e sono vietati nei 30 giorni precedenti al via. «La speranza era che le cose quest'anno andassero un po' meglio, contavamo su un minimo di ripresa. Invece i consumi non ripartono», commenta Pennati. Reggono sempre le griffe «perché lavorano col turismo straniero e sentono meno la crisi, ma tutti gli altri fanno fatica». Ecco perché secondo lui «sarebbe stato meglio se fosse stata prolungata la sperimentazione. Siamo gli unici nella moda a non poter fare i saldi. Se si guarda in giro tutti gli altri settori li fanno. Dalla telefonia all'elettronica, alla tecnologia possono fare le promozioni». Nella moda invece bisogna aspettare il 6 luglio. «Va liberalizzata la vendita ognuno deve poter gestirsi come meglio crede, è poi il mercato che deve decidere, i lacciuoli sono sempre negativi», fa notare Alessandro Prisco, presidente di Ascomoda. «Se non verrà ripristinata già a dicembre è un assurdo», chiosa.
A fine sperimentazione infatti l'assessore al Commercio Alberto Cavalli aveva rilanciato: saranno messe a confronto le due esperienze e da lì partirà una strategia futura. «Potremo decidere insieme quali strategie mettere in campo a partire dalla prossima stagione invernale sulla base di due verifiche che andremo a compiere - aveva detto - La prima sugli esiti della sperimentazione stessa, la seconda sugli effetti indotti dal ritorno al sistema precedente anche alla luce di un contesto significativamente modificato dal drammatico calo dei redditi e dei consumi».
Secondo Prisco e anche secondo Pennati i risultati sono già visibili ora, prima ancora dell'avvio ufficiale ai saldi. Bisogna tornare a «liberare» i prezzi nel mese prima dell'avvio dei saldi. Specie in una città come Milano. «Milano non segue lo stesso andamento del resto della Lombardia - fa notare ancora Prisco - ha esigenze tali che già a giugno sono necessarie vendite speciali. E così anche a dicembre. Lo scorso anno tanti negozi si sono salvati dall'ecatombe grazie alle vendite promozionali. Spero che prima dell'inverno venga già rivista la legge».

Per le famiglie lombarde intanto in un anno è rincarato anche il carrello della spesa. Costa circa 60 euro in più. Lo dice una ricerca della Camera di commercio di Monza che ha rilevato l'aumento dei prezzi degli alimentari del 2,4 per cento in più. Il nuovo «lusso» è il biologico con un costo superiore del 30 per cento. Così le famiglie per risparmiare diventano «nomadi» della spesa tra negozi e grande distribuzione in cerca della miglior offerta. E se conviene andare a Lecco a riempire il carrello perché la spesa costa meno (il 3,8per cento), per mangiare la pizza è meglio andare a Monza. Milano? Conviene soltanto per prendere un caffé.