L'arte contemporanea entra in fabbrica

Joan Jonas «conquista» gli stabilimenti ex Pirelli, la collettiva «Un rumore bianco» in un ex centro grafico

L'arte contemporanea viene ritenuta una passione di pochi eletti e le inaugurazioni sono considerate un momento mondano: l'idea più comune è che questi opening siano ambientati in spazi aperti dai pavimenti lucidi, le pareti di un bianco abbagliante e incontaminato, e un pubblico spesso distratto. Milano cammina contro questo pregiudizio, e ne sono testimoni due mostre aperte in questi giorni in luoghi che rinascono grazie al contemporaneo.

L'Hangar Bicocca in via Chiese 2, nell'ex Pirelli, ha inaugurato la mostra dell'artista newyorkese Joan Jonas a cura di Andrea Lissoni (fino all'1 febbraio 2015, www.hangarbicocca.org), e Assab One, ex Gea-Grafiche Editoriali Ambrosiane in via Assab 1, che ha aperto la mostra «Un rumore bianco», collettiva a cura di Andrea Bruciati (fino al 31, www.assab-one.org). Assab ora è un edificio che porta vita e colore nella zona adiacente a viale Palmanova, che non brilla per stimoli e proposte culturali.

La grande affluenza di giovani dimostra che non è un problema raggiungere e vivere le periferie quando l'arte chiama: la Jonas, presente alla Bicocca, fiera dei suoi 77 anni, propone un'interessante rilettura della performance, genere di cui è stata pioniera. Camminando per gli ampi spazi del Museo (altro vantaggio delle zone ex industriali), si possono vedere le più importanti opere della Jonas, riunite per la prima volta in Italia, comprese le più recenti «Double Lunar Rabbits» del 2010, e «Beautiful Dog», del 2014: «Dovete camminare lasciandovi rapire da ciò che vedete – ha detto l'artista -. Non è importante solo capire, bisogna abbandonarsi alla visione».

Il buio che avvolge le sale permette di entrare ancor più in questo spirito, in cui non è più il rapporto dialogico tra il fruitore dell'arte e l'opera a essere messo in atto, ma è un'avventura da vivere in tutto lo spazio. Ogni installazione racchiude uno schermo su cui è proiettata una performance: il visitatore vede la mostra rapportandosi non tanto singolarmente con le varie, ma vivendo il nuovo mondo che l'artista ha creato, riunito in varie performance trasmesse su particolari schermi-installazioni.

Lasciato l'Hangar e la sua architettura, nonché la sua spiccata funzione sociale, di raccoglimento e scambio culturale, anche da Assab l'effetto di trovarsi un un'oasi è confermato. La mostra «Un rumore bianco, frequenze e visioni dalla penisola» propone una riflessione sulla produzione artistica italiana legata al suono e alle sue implicazioni sensoriali nell'ultimo decennio: opere di Mario Airò, Diego Marcon, Elisa Strinna, Roberto Fassone e altri, propongono di continuare la riflessione tra suono e arte che iniziato da John Cage, senza raggiungerne la portata simbolica, ma ponendo Milano come un luogo in cui portare avanti certe riflessioni è possibile.

Per il fascino particolare delle due sedi e la possibilità di fermarsi dopo la mostra grazie alla presenza di un bar, entrare in un museo del genere diventa un momento ancora più di scambio, condivisione e partecipazione attiva, di inclusione, che non solo vivacizza le aree in cui questi luoghi espositivi si trovano, ma anche raccoglie numerosi appassionati alla cultura, tutt'altro che pochi.