L'assist di Leonardo Sul pallone da calcio la firma del suo genio

Fu lui ad inventarlo con un modello di venti esagoni e dodici pentagoni Tagliò le punte e lo chiamò icosaedro

Palla al centro. E ora qualcuno lo dovrà pur dire a Messi e Ronaldo che, quando fanno le loro magie, tra i piedi hanno un «icosaedro troncato». Bisognerà magari dirlo anche a Dino Zoff che tanti anni fa al Sarria fermò col suo manone sinistro un «icosaedro» proprio sulla linea bianca dopo un colpo di testa maligno di Falcao e ci spalancò le porte del Mundial. E diciamolo allora anche a Caressa e Piccinini che nelle loro telecronache della champions sulle traiettorie dell'icosaedro troncato imbastiscono teorie e raccontano emozioni: «Non va...». Chiunque sa come è fatto un pallone da calcio. Più o meno. Ma forse non sa che, per la precisione, sono 20 esagoni e 12 pentagoni, sono trentadue facce con gli esagoni colorati di bianco e i pentagoni di nero. Un disegno perfetto realizzato per la prima volta dalla mano sapiente di Leonardo da Vinci chiamato a Milano alla corte di Ludovico il Moro nel 1497 per conoscere e collaborare con il frate francescano Luca Pacioli, matematico noto per essere il fondatore della ragioneria e inventore della «partita doppia». Da Pacioli Leonardo apprese la matematica e la geometria, e nel 1509 illustrò con sessanta tavole la versione a stampa del trattato di geometria «De divina proportione». E l'icosaedro troncato, a partire dagli anni '50 del '900 fu il solido scelto come forma per i palloni da calcio per la sua capacità, una volta gonfiato, di approssimare al meglio la forma di una sfera. Oggi il modello dell'icosaedro troncato è stato realizzato dalla professoressa di matematica dell'Università di Perugia Emanuela Ughi che lo ha presentato con il direttore del Dipartimento di Matematica e Informatica dell'ateneo Gianluca Vinti e con il prefetto della biblioteca Franco Buzzi. «Volevo mostrare ai miei studenti le cose che insegnavo loro, così ho iniziato a costruirle- spiega la professoressa- A volte chiudo gli occhi e immagino perchè quando non si riesce a capire una cosa bisogna provare a costruirla. Allora ho immaginato il dialogo tra Pacioli e Leonardo che ragionavano su un poliedro regolare, su triangoli regolari che si incontravano cinque a cinque in ogni vertice. Poi ho immaginato che provavano a colorarli e a troncarne le punte. Così e nato l'icosaedro troncato, il pallone da calcio». Oggi è un oggetto del desiderio, allora frutto di calcoli e studi tra menti sopraffine: «Il modello geometrico dell'icosaedro troncato- spiega il prefetto della biblioteca Ambrosiana monsignor Buzzi- è frutto di studi matematici e geometrici che sono tra le principali materie per costruire le menti». L'icosaedro leonardesco resterà esposto nella biblioteca Ambrosiana, sospeso sopra una copia del «De divina proportione» insieme con il metodo per realizzarlo che è pubblicato in un libro della Ughi: «Il poliedro di Leonardo» pubblicato dalle edizioni Corsare. Una storia che è poi diventata un'altra storia. Una sfera pensata e realizzata alla fine del 1500 dalla mano di un genio che forse non immaginava neppure cosa sarebbe diventato quell'«icosaedro» che tutti avrebbero preso a calci. Venti esagoni e dodici triangoli di passione. E ,come direbbe Bruno Pizzul: «C'è un mondo che va alla caccia dell'icosaedro. Un solo problema...Quello di girarsi».