Lavori a Cascina Linterno Ma il rilancio tarda ancora

La riqualificazione dell'antica corte doveva finire un anno fa Divergenze sul piano di recupero hanno rallentato il restyling

Michelangelo Bonessa

Un rilancio azzoppato dai ritardi. Il progetto di riqualificazione di Cascina Linterno doveva essere pronto per giugno dell'anno scorso, secondo il piano avviato nel 2013 dal vicesindaco Ada Lucia De Cesaris. E invece stenta ancora. Però manca poco al completamento dei lavori, tanto è vero che l'associazione «Amici della Cascina Linterno» ha già ripreso a organizzare attività sfruttando gli spazi esterni. E sul bene storico, secondo alcune testimonianze sarebbe stata una delle dimore di Francesco Petrarca, c'è anche in atto una sfida proprio per il restyling in atto.

Lotta che stona con la concordanza che il tema del rilancio del bene ha sempre trovato negli ambienti politici locali: «Tutte le votazioni importanti per i vari passaggi burocratici sono passate con un voto unanime - afferma Gianni Bianchi, responsabile degli Amici Cascina Linterno - questo spiega bene che la questione del rilancio non ha un colore politico: tanto è vero che la strada era cominciata con la giunta Moratti e quella Pisapia ha proseguito nello stesso solco». Strada che però non piace a Massimo De Rigo, ex membro dell'associazione fuoriuscito proprio per un disaccordo con questo progetto di recupero. Il comitato Petrarca da lui fondato sostiene che le testimonianze petrarchesche rischiano la cancellazione; inoltre contesta l'utilizzo dei fondi per tutto il complesso invece che solo per la parte risalente al 1300. Accuse respinte al mittente dai suoi ex soci e dal Comune: le tracce di pitture antiche resteranno comunque visibili, anzi ne sono state ritrovate di nuove rimuovendo gli stucchi del Settecento, e i denari sono serviti a creare una rete di sostegno che garantirà la tenuta dell'immobile anche in caso di terremoto. Senza contare che il progetto è stato sviluppato in collaborazione col Politecnico di Milano e le sovrintenze per i beni culturali locali e nazionali.

I soldi sono arrivati in parte dal Comune in parte dai privati. Il costruttore Claudio De Albertis ha messo un milione di euro di oneri di urbanizzazione, cioè in cambio del permesso di avviare un progetto edilizio si paga l'ente pubblico che ha rilasciato le autorizzazioni. In questo caso si trattava del Piano integrato d'intervento Calchi-Taeggi, un investimento su un'area di 405mila metri quadrati adiacente alla cascina. Essendo un pagamento per l'utilizzo di un bene pubblico, questo milione non si può calcolare tra i fondi privati come invece i 500mila euro versati dalla Fondazione Cariplo. «Uno stanziamento complessivo che non sarà necessario integrare - precisa Bianchi - nonostante i ritardi accumulati fino a oggi che siamo al 95% del completamento dei lavori». Perché la vera difficoltà è lavorare su un bene storico: «Appena togli uno strato di calce - spiega Bianchi - puoi trovare qualcosa».

E il metodo utilizzato, filologico e non archeologico, per riqualificare Linterno potrebbe diventare la nuova consuetudine: costa meno e si conservano le testimonianze del passato. Si cerca cioè di affiancare il materiale moderno alla struttura antica. Un esempio sono le teste di trave, cioè la parte che è infilata nel muro: invece di rifarle nuove esattamente come le originali, si affianca una struttura in metallo che garantisce la conservazione della memoria e la stabilità dell'edificio. Così come nelle fondamenta, dove è stata impostata una «veste» di sostegno che permetterà di combattere anche l'umidità, e nel tetto, dove le tegole sono state rimesse a posto una a una, antico e moderno si fondono per rilanciare Linterno. Un unione che rimanda a quella che ha caratterizzato la politica locale nello sviluppo del rilancio della porta che collega la parte urbana della città con le sue aree agricole.