Lavoro, si prova la staffetta giovani-anziani

Dieci assunti per ogni iscritto alle liste di mobilità nei primi cinque mesi dell'anno? «Un dato clamorosamente in controtendenza». Non se lo spiega neanche Maurizio Del Conte abituato a osservare il mercato del lavoro milanese da un osservatorio privilegiato, quello della cattedra di Diritto del lavoro dell'università Bocconi. «Anche se Milano tiene meglio rispetto al resto del Paese non si può dire certo che vada alla grande». La percentuale di disoccupazione in città è assestata sul 5-6 per cento «ancora sostenibile - spiega - anche se letta confrontando i dati del 2008 è praticamente raddoppiata». Dentro ci sono per lo più i giovani ma anche lavoratori più anziani «vittime» dello svecchiamento del sistema. Proprio a questo proposito Assolombarda ha avviato un progetto che dovrebbe riguardare in via sperimentale circa 300 lavoratori. «Su base volontaria potranno decidere di trasformare il contratto da full time a part time. Così da due contratti part time di due lavoratori anziani, l'azienda potrà far saltare fuori un assunzione per un giovane. C'è anche un progetto della Regione Lombardia che coprirà con un finaziamento ad hoc la differenza di versamento dei contributi per la parte mancante», spiega Del Conte. Nel frattempo però secondo lui è sbagliato leggere i numeri che quantificano assunzioni e licenziamenti senza considerare che nel bilancio finale mancano «tutta una tipologia di contratti che ha invece pagato moltissimo la crisi». Si riferisce a Co.co.co, Co.co.pro, e anche partite Iva «i primi a uscire dal mercato dal lavoro senza possibilità di essere neppure quantificati perché non esiste un registro specifico». Non solo. «Manca anche tutto il mercato nero di cui sottovalutiamo la presenza. Pensi che dal 2009 al 2011 in Italia si sono persi circa 200mila contribuenti. Evidentemente continuano a lavorare ma ora c'è da supporre che lo facciano in nero, senza contratti e senza fatturare». Ma tra coloro che si sono trovati fuori dal mondo del lavoro e non sono conteggiati in mezzo ai circa 6mila iscritti alle liste di mobilità, ci cono anche quadri, ma soprattutto dirigenti che caratterizzano specialmente l'economia di una città come Milano. Anche questa fetta di lavoratori è la prima a essere «tagliata» dalle aziende nei periodi difficili. «Suscitano meno interesse degli operai e per loro oltretutto non c'è articolo 18 che tenga».