L'avvocato nascondeva il tesoro dei clan

Squilla a vuoto il telefono, e su Internet l'home page è oscurata da un malinconico «sito in fase di manutenzione». Per lo studio Baldini & Partners, consulenza aziendale, uffici in via Amatore Sciesa - traversa di corso XXII Marzo, a un tiro di schioppo dal tribunale - è arrivato il momento dei guai. Il socio fondatore, Mariano Baldini, è in galera da una settimana, su richiesta dei pm Stefano Civardi e Stefania Carlucci. Dei «partners» reclamizzati nella ragione sociale non c'è più traccia. E insomma quella che va in onda sembra essere l'ultima puntata della carriera di Mariano Baldini, avvocato beneventano d'origine (è nato a Solopaca) ma globalizzato di vocazione: che dai suoi studi di Milano e di Londra gestiva con disinvoltura affari puliti e (stando alla Guardia di finanza) soprattutto sporchi. E, come spesso accade, accanto ai delitti da «colletto bianco» si profila l'ombra degli affari da criminalità organizzata.
Società svuotate, beni fatti sparire dai fallimenti, fondi in paradisi fiscali: questo, secondo l'ordinanza di custodia firmata da giudice Antonella Bertoja, era il modus operandi di Baldini. Un patrimonio da decine di milioni intestato a una sfilza di prestanome - teste di legno reclutate tra i poveretti senza niente da perdere - per sottrarlo alle attenzioni del fisco, dei curatori e della magistratura. Tra i beni sequestrati spiccano un complesso edilizio a Pavia, e svariate auto di lusso tra cui un Aston Martin: ma soprattutto un elenco più che ragguardevole di proprietà immobiliari. Tra le quali un appartamento di valore astronomico in corso Venezia 24, nel cuore della Milano patrizia.
L'accusa di concorso in associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta occupa la parte più corposa del mandato di cattura. Ma i capi d'imputazione più allarmanti sono probabilmente gli ultimi due, quelli che vedono Baldini accusato di intestazione fittizia di beni. Uno dei due «clienti» di questo tipo di attività dell'avvocato è un suo vecchio amico, e dunque si può persino immaginare che si tratti di un favore personale (anche se comunque illecito). Ma il secondo nome è decisamente più allarmante: è quello di Salvatore Izzo, un signore napoletano morto pochi mesi fa, cui nel 2008 la Procura di Monza sequestrò beni per decine di milioni, compresa una clinica privata a Muggiò in attesa di convenzione con la Regione. Izzo, accusato per estorsione e usura, porta al mondo della criminalità campana. E in questo universo l'avvocato Baldini ha più di un legame. Uno dei prestanome cui intestava la società si chiama Pasquale Stigliano, e vecchi ritagli di stampa lo indicano come autista del boss Zagaria. Lo stesso Baldini è finito sotto processo ed è stato condannato a due anni e mezzo di carcere per avere aiutato un gangster di Recale, Antimo Perreca, accusato di un omicidio, a procurarsi un alibi.
Insomma, Baldini non è un «noto avvocato milanese», come lo definiscono ieri le prime notizie: difficilmente a Palazzo di giustizia si trova qualcuno che lo conosca. Nè tantomeno è un insospettabile, visti i suoi precedenti e i suoi legami. Ma proprio per questo fa una certa impressione la disinvoltura con cui dall'elegante studio di via Sciesa si offrivano paraventi a crimini di svariati generi.