La Lega: «Non facciamoci fregare dal Pd...»

(...) tangenti leghiste che avrebbero fatto capo a Boni, indagato con l'accusa di corruzione per un giro di mazzette da oltre un milione di euro legate alle pratiche edilizie e urbanistiche in alcuni comuni lombardi. Tra gli atti depositati in vista dell'incidente probatorio che si terrà la prossima settimana per raccogliere le deposizioni dei due principali accusatori di Boni, Michele Ugliola e Gilberto Leuci, è inclusa anche conversazione avvenuta tra Scoglio e l'allora numero due del Pirellone.
La telefonata risale all'11 ottobre scorso. Il consigliere comunale chiama Boni per informarlo che l'indomani è in programma un incontro al quale avrebbe partecipato Mauro Russo (amministratore delegato di Eni Servizi spa) e una delegazione del Comune di San Donato per «rinegoziare certe cose» relative al progetto edilizio. Scoglio è perplesso, perché «c'è dentro lo zampino di Rondini (segretario provinciale e deputato della Lega, ndr) che è giù a Roma che manderebbe (all'incontro, ndr) Denis Zanaboni (assessore alla Cultura di Melegnano, di area Lega, ndr) in qualità di responsabile urbanistico». Ma - è il timore rappresentato da Scoglio al termine della conversazione - Zanaboni «con quella gente lì non riesce a strappare le cose importanti».
L'argomento ritorna in una telefonata del giorno successivo. il consigliere comunale invita Boni a incontrarsi con Russo «di Eni Servizi, quella che dovrà costruire il palazzo». Ed è pronto a fornirgli un gruppo di supporto. «Non farti remore - al vicepresidente del consiglio regionale - che Franco, il Beghis, Sergio e io ti stiamo dietro e quindi possiamo venire anche noi». Perché «noi siamo quelli che abbiamo tirato in piedi le cose», ma ad aver «preso accordi fra assunzioni e migliorie con Eni» sono «i compagnucci del Pd».
Tra allusioni più o meno esplicite, quello che si coglie è la convinzione dei leghisti che il centrosinistra abbia già ricavato un qualche vantaggio dal progetto di San Donato, e che si debba correre ai ripari per non restare tagliati fuori. In realtà, per quanto si apprende negli ambienti Eni, non risulta che Russo, il manager del cane a sei zampe, abbia mai incontrato Boni nè Scoglio. Ma intanto la pratica per la costruzione del «Sesto Palazzo» va avanti: sia quando a San Donato comanda il centrodestra, sia dopo le elezioni del maggio scorso, quando al potere nella città sulla via Emilia vanno i «compagnucci del Pd».

Enrico Lagattolla