«La legge anti moschea? Bocciata senza leggerla»

Risposta della Regione al ricorso del governo alla Corte costituzionale Romeo (Lega): «Nessuna discriminazione, norme valide per tutti i culti»

La Regione è pronta alla sfida con il governo Renzi che dopo quelle per combattere la ludopatia, il calendario venatorio e perfino quella per affrontare il flagello delle nutrie, ora impugna davanti alla Corte costituzionale anche la legge sui luoghi di culto. Quella approvata in aula dall'intera maggioranza che appoggia il governatore Roberto Maroni e che il centrosinistra bollato come un provvedimento «anti moschee», considerandola solo un accanimento contro il mondo islamico. Un'impugnativa, quella del governo, che sorvola sul fatto che ministro dell'Interno è Angelino Alfano che è presidente di quel Nuovo centrodestra che qui in Lombardia ha votato a favore di quella legge contro cui ora lo stesso Alfano ricorre.

Di ieri l'annuncio della Lega che le controdeduzioni al ricorso del governo sono pronte in un incontro con il relatore della legge Roberto Anelli, il presidente della commissione Alessandro Sala (Lista Maroni), il capogruppo della Lega Massimilano Romeo e il consigliere Fabio Rolfi. «L'impressione - attacca di Romeo - è che il governo la legge non l'abbia nemmeno letta e che il ricorso sia stato fatto solo su qualche ricostruzione dei giornali. Ci sono tante falsità dette solo a scopo politico e senza entrare nel contenuto». A cominciare, secondo la Lega, da una presunta incostituzionalità perché la legge regionale porrebbe «una irragionevole disparità tra le religioni». Un'accusa falsa perché «tutte le costruzioni di nuovi edifici di culto sono sottoposte alle medesime procedure e ai medesimi requisiti». Infondato, secondo i leghisti, anche la voce che ci sarebbe irritazione nella curia ambrosiana per i nuovi vincoli. «Di chiese ce ne sono già abbastanza, difficile pensare che in Lombardia se ne costruiranno molte altre. E per quelle già costruite, le nuove regole non valgono». Respinta anche la bocciatura della consulta inserita nella legge perché «entrerebbe nella competenza esclusiva dello Stato in materia di rapporti con le confessioni religiose». Avrebbe solo un «ruolo di ausilio ai Comuni nella corretta interpretazione della legge», come solo consultivo e non vincolante per gli amministratori è anche il referendum. Mentre la «congruità architettonica al paesaggio lombardo», secondo Romeo, non è incostituzionale perché «se la norma vale per qualsiasi tipo di edificio, non si vede perché non debba valere anche per quelli di culto». Ma è Anelli a esibire lo Statuto delle moschee stilato dalla Coreis, la Comunità religiosa islamica italiana che riporta praticamente tutti i requisiti richiesti dalla Regione. «È l'Islam moderato che mette delle regole - spiega Anelli - Noi non abbiamo fatto altro che metterle in una legge». Per Rolfi impugnarla «è stato solo una ritorsione del governo Renzi-Alfano». E ricorda come «l'immigrato pakistano e da anni clandestino preso dai Ros ed espulso a Brescia perché sospettato di avere relazioni con reti terroristiche, era il responsabile dell'educazione coranica dei bambini in una moschea in città».

Di «accanimento» parla il consigliere 5 stelle Eugenio Casalino, per una Lega che persevera nel sostenere una legge spot-elettorale utile solo a rinvigorire sentimenti e pregiudizi anti islamici e che impatta sulla libertà di tutti i culti religiosi e sulle politiche di costruzione di una convivenza civile». Per Jacopo Scandella (Pd) «questa legge lede così tanti principi costituzionali che impugnarla è stata un atto dovuto». Ma l'assessore Viviana Beccalossi (Fratelli d'Italia) ha già inviato una lettera ai sindaci lombardi «per sgomberare il campo da equivoci e confermare che la legge approvata dal consiglio regionale è pienamente in vigore», nonostante l'impugnativa del governo. Con Romeo a puntualizzare che «nel caso la Consulta dovesse bocciarla, siamo già pronti a presentarne un'altra».